lunedì 31 dicembre 2012

Le api “invadono” Parigi grazie anche a Louis Vuitton!



“Il grande marchio di moda ha portato le api nella Capitale della Francia, Parigi. Ed il miele, adesso, è diventato anche eco-chic! Proprio così: l’ultimo piano del palazzo LV di Rue de Pont Neuf di Parigi ospita moltissimi alveari, pronti a restituire altrettanto buon miele. Ma non si tratta di una mera tattica promozionale, perché a fondo c’è anche il desiderio di preservare la popolazione di api considerata a rischio. La geniale trovata è venuta ad un apicoltore, Nicolas Geant, molto preoccupato della lenta scomparsa di questi operosi e utili insetti, così, ha convinto la boutique ad aderire al suo progetto. (…)”


domenica 30 dicembre 2012

Dal Salento una proposta per l’ecocriticism. Intervento di Vander Tumiatti (Imprenditore e Fondatore di Sea Marconi Technologies)



Alcuni conoscenti dal Salento mi hanno segnalato (l’ho acquistato e letto in un baleno) la pubblicazione di un interessante lavoro edito dalla leccese Pensa Multimedia, dal titolo “Oltre l’ecologia del pensiero. Verso una controproposta letteraria, sociale e antropologica all’oscurantismo culturale di massa” di Federico Ligotti. Figlio d’arte, (il padre Giuseppe Elio Ligotti è uscito qualche mese fa per i tipi di Lupo Editore sotto lo pseudonimo di Nelson Martinico con uno splendido lavoro dal titolo “Dovevamo saperlo che l’amore”), realizza un’opera che è già stata adottata come libro di testo presso i corsi di Letteratura Italiana e Teoria della Letteratura dell’Università di Roma La Sapienza per l’anno accademico 2011/2012. Vincitore nel 2004, sezione giovani, del Premio Nazionale di Poesia Mario Luzi, ha pubblicato il suo primo romanzo “Kalimat Allah – Parola di Dio” (Lupo Editore). Oltre l’ecologia del pensiero è un lavoro innovativo, completo, mai banale, caratterizzato da un linguaggio articolato ma mai eccessivamente complesso tanto da risultare alla fine ostico. Già il titolo è di per sé molto eloquente: andare “oltre” l’ecologia del pensiero ha il significato di rivedere radicalmente la nostra Weltanshauung, ovvero il complesso delle nostre idee riguardo al mondo, alla storia, alla letteratura e all’ambiente. Un’opera, quella di questo giovane ma brillante autore, che vuole trattare (sotto forma di esaustivo ed onnicomprensivo compendio) tutte le tematiche dell’ecologia letteraria (ecocriticism, in lingua inglese) con l’obiettivo di far compiere un salto qualitativo alla riflessione su ciò che per noi significa mondo ecologico, ecologia, ecocompatibilità. Un lavoro che apre la strada, dunque, ad una molteplicità di percorsi culturali in seno a nuovi ed altri paradigmi ecologici (dall’ecocriticism all’ecolinguistica, dall’euristica all’ecopsicologia etc, ect), con la viva convinzione che gli impervi percorsi della ricerca accademica italiana, i centri di ricerca, possano dischiudersi anche per gli studiosi di ecologia letteraria. E quindi ritorna sovente, nel percorso tra le tematiche ecologiche ed ambientali da me trattate ripetutamente in questi spazi, il concetto di ecologia ed ecocompatibilità, a sostegno e a riprova della inesauribilità dell’argomento. Interessante anche il modo in cui l’autore espone i concetti, suddividendoli modernamente per “temi ideali”, piuttosto che per capitoli. Solo per fare un esempio del carattere spiccatamente interdisciplinare di questo lavoro, il libro di Ligotti mi ha ricordato che gli studi di biologia, ecologia, ed altre scienze ambientali, possono intrecciarsi con altre forme di ecologia, come quelle della comunicazione, sia interpersonale che all’interno di mezzi di comunicazione attraverso gli stessi operatori della comunicazione. Un’ecologia del comunicare la si deve innanzitutto costruire sulla capacità di superare le molteplici barriere che si frappongono tra noi e le diverse tipologie di grammatiche (culturali, sociali, politiche) e che producono numerose distorsioni e frequentissimi malintesi. Se però analizzassimo queste barriere, anzichè in chiave microsistemica (cioè a livello di relazioni interpersonali), in chiave macrosistemica (ovvero nella comunicazione che avviene attraverso i mezzi di comunicazione di massa), noteremo che manca in assoluto un pre/requisito fondamentale: l’assunzione di responsabilità onesta e trasparente nel farsi veicoli di informazione e di informazioni. E se l’informazione è minata alle basi da pregiudizi, preconcetti, o peggio ancora da disonestà intellettuale, diventa evidentemente assai facile diffondere panico e paure immotivate tra la cittadinanza di intere comunità. C’è da augurarsi che la letteratura possa diventare il luogo d’elezione per un’ecologia della comunicazione capace di fare chiarezza nel marasma sottoculturale o post-ideologico nel quale e dal quale ci ritroviamo tutti invischiati. Ecologia e ambiente hanno davvero una straordinaria capacità: far venire alla luce le nostre pochezze, i nostri limiti, la nostra incapacità di elevare lo sguardo oltre l’orizzonte del tempo presente.
Federico Ligotti – Oltre l’ecologia del pensiero. Verso una controproposta letteraria, sociale e antropologica all’oscurantismo culturale di massa – Pensa Multimedia, 2011, p. 412, €28


sabato 29 dicembre 2012

Rinnovabili, Apple brevetta un nuovo sistema di produzione di energia di Luca Giugliano



“Il progetto dell'azienda di Cupertino riguarda un nuovo tipo di conversione di energia dall’eolico.- L'eolico sta diventando un metodo rinnovabile di produzione dell'energia sempre più utilizzato. Il funzionamento è molto semplice: le turbine convertono il movimento in energia di rotazione, incanalandola poi in un albero di trasmissione diretto al generatore centrale. L'eolico è ovviamente strettamente dipendente dalla presenza del vento. Apple, spesso tacciata di essere un'azienda non proprio green, ha pensato ad una soluzione che possa porre rimedio a questo problema che affligge l'eolico. Il progetto in questione, presentato nel giugno del 2011, riguarda un nuovo tipo di conversione di energia, ossia l'ottenimento di calore oltre all'energia di rotazione.”
 
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venerdì 28 dicembre 2012

Orto e Giardino Biologico di Marie-Luise Kreuter (Giunti)



Un manuale indispensabile per tutti coloro che desiderano coltivare frutta, verdura e fiori secondo metodi naturali: le conoscenze scientifiche di base; tutte le pratiche della coltivazione biologica nell'orto, nel frutteto e in giardino; un elenco completo delle singole specie, con suggerimenti di ulteriori varietà e consigli per la coltivazione, la semina e la raccolta. Il "Calendario dei lavori" mese per mese, stagione per stagione, i lavori da effettuare nel giardino e nell'orto. Il "Vademecum di lotta antiparassitaria" è uno strumento prezioso per riconoscere e combattere velocemente parassiti e malattie con metodi rigorosamente biocompatibili. In appendice figura un dettagliato indirizzario - con indirizzi internet - di vivai, ditte specializzate, associazioni e istituti di ricerca operanti nel settore della coltivazione biologica.

giovedì 27 dicembre 2012

Il mestiere più antico del mondo di Antonio Leotti (Fandango). Intervento di Vander Tumiatti (Fondatore di Sea Marconi Technologies)



Molti di noi italiani nelle “discendenze” familiari, sono legati in qualche modo ad un antenato che ha vissuto coltivando la terra, e che ha quotidianamente appreso il significato dell’essere un ammaestratore della natura. L'Italia ha una tradizione agricola che la si può definire tranquillamente il suo fiore all'occhiello. La storia del nostro paese, è costellata di tantissimi valori e di tantissimi principi che appartengono alla civiltà di gente contadina, le cui gesta sono state oggetto di versi straordinari di grandi poeti e scrittori, ma soprattutto sono state le protagoniste assolute di molti rimpianti dell'immenso Pier Paolo Pasolini, il quale sosteneva che il mondo agricolo era soggetto a un vero e proprio genocidio culturale. Il libro che ho avuto la fortuna e il piacere di leggere, è quello di Antonio Leotti dal titolo "Il mestiere più antico del mondo" ed edito dalla casa editrice romana Fandango. Se lo dovessi definire in qualche modo, potrei sinceramente collocarlo in uno scritto dai forti toni sentimentali, anche se le note di colore, e quelle tragicomiche allegeriscono l'intero intreccio agevolando in maniera incredibile la lettura. La storia parla di un agricolotre che non ama proprio il suo lavoro (non era questa la sua vocazione) e che suo malgrado si trova in uno stato  purgatoriale di resistenza  in bilico tra l'inesorabile grigiore della vita metropolitana e le tante debolezze di una categoria come quella agricola. La deriva è dietro l'angolo, e la si respira nei tanti falsi slogan cittadini del vivere bio, e sano. In una parola si respira una vera  e propria "retorica" del green. Nel "Mestiere più antico del mondo" si racconta di  agricoltura, di campagna, della "banale"  pretesa degli abitanti urbani non solo di controllare quel mondo ma anche di modificarlo, schiacciando tutto quel sistema di valori, e aumentando negli agricoltori la paura di venire letteralmente ghettizzati ed emarginati da un mondo global che stima l'agricoltura non più degna di vita. Ne avevo sentito parlare bene di questo libro, e devo dire che non posso che ritenermi soddisfatto da un’opera che anche se è un libro di narrativa, fa una denuncia a 360° della condizione pessima in cui versa il mondo dell'agricoltura nel territorio italiano, e che non può che far sorgere quasi una cieca rabbia perchè nessuno veramente si avvicina al mondo degli agricoltori. Il mestiere più antico del mondo è assolutamente da leggere proprio perché ci troviamo davanti ad un racconto appassionato, forte e sincero di assoluta devozione al mondo dell’agricoltura. (intervento apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 20/03/2012)

mercoledì 26 dicembre 2012

“Green Building Economy - Primo rapporto su edilizia, efficienza e rinnovabili in Italia” di Giuliano Dall’Ò (Edizioni Ambiente). Intervento di Vander Tumiatti (Imprenditore e Fondatore di Sea Marconi Technologies)


Tra i miei tanti obiettivi di carattere professionale e tra le tante linee di condotta tra i miei “simili”, ho cercato sempre di individuare e comunicare una linea di crescita percorribile, una strada da seguire tra innovazione e studio, tra sostenibilità e impatto ambientale, e che includesse eventualmente anche spunti di riflessione su una possibile e obiettiva ricerca tra un nuovo modo di percepire l’abitare e le nuove tecniche a ridotto impatto energetico sul costruire. Ho partecipato a diverse incontri seminariali, a più di una trentina di convention internazionali sull’ambiente dove si è parlato anche di questi argomenti, ho scritto numerosi interventi su riviste prestigiose con la sola volontà di fare chiarezza su un termine oggi alla moda come “eco-sostenibilità”. Parola che include anche aree d’interesse differenti, come quelle domestiche ed edili. E’ dunque possibile pensare ad un’ “eco-compatibilità”, ad un’ “eco-sostenibilità”, che possa rendere la filosofia dell’abitare un sistema integrato di conoscenze e nuove tecnologie in grado di armonizzare contesti privati e pubblici? A che punto è lo “stato dell’arte” dell’economia verde nell’edilizia nel nostro Paese?  Interrogativi che hanno trovato una degna risposta in uno splendido libro di Giuliano Dall’Ò, edito da Edizioni Ambiente, dal titolo “Green Building Economy - Primo rapporto su edilizia, efficienza e rinnovabili in Italia”.  Giuliano Dall’Ò , è docente associato di Fisica tecnica ambientale presso il Dipartimento Best del Politecnico di Milano e coordinatore del Gruppo di lavoro sull’efficienza energetica del Kyoto Club, il quale promuove strategie e progetti per contenere i consumi energetici nei diversi comparti, attraverso soluzioni tecnologiche d’avanguardia. Il volume è suddiviso in tre parti nelle quali si analizzano la green economy nel settore edilizio nel nostro Paese, il mercato dei sistemi, delle tecnologie e dei servizi, grazie all’ausilio d’indagine dato dalle diverse associazioni di categoria e, dulcis in fundo, le strategie adottate nel nostro Paese per accelerare il cambiamento verso l’efficienza energetica di Confindustria. Di urgenze ambientali in Italia ce ne sono moltissime, e non per ultime quelle energetiche ed economiche, che richiedono un potenziamento dell’efficienza delle rinnovabili nel settore edilizio.  C’è una Direttiva europea che introduce una formula, la quasi zero energy building, in modo prescrittivo a partire dal 2020, quindi tra pochissimi anni, per tutti gli edifici (con anticipo addirittura di due anni per quelli pubblici o a uso pubblico), generando però non poche preoccupazioni. Secondo l’autore, la certificazione energetica, applicata agli edifici nuovi, ha sostanzialmente funzionato e il fatto che si pensi a edifici a energia quasi zero è positivo, visto che le attuali tecnologie rendono quello che fino a pochi anni era considerato un sogno, una realtà.  La competizione si sposta adesso sul piano della certificazione di qualità: in un mercato in cui tutti gli edifici saranno teoricamente molto efficienti - il riferimento è sempre al 2020 - un edificio certificato da un organismo indipendente controllato dal sistema di certificazione nazionale (vedi Accredia Ex Sincert) offrirà migliori garanzie. Un obiettivo ambizioso che comunque, sottolinea Dall’O’, non ci deve distogliere da un problema importante, specie per la Green Building Economy italiana: il recupero energetico del patrimonio edilizio esistente; ma questo è un discorso troppo ampio per essere affrontato in queste righe.  Sostiene Dall’O’ che non solo lo Stato ma anche i governi regionali e locali possono fare molto. Ed è sul piano locale, dove si riscontrano disparità notevoli tra regioni “virtuose” e altre che virtuose non sono, che ci sarebbe molto da fare. Non va inoltre sottovalutato il ruolo dei comuni, determinante nel governo del territorio (ad esempio, con lo strumento dei regolamenti edilizi oppure attraverso quello della pianificazione energetica comunale o dei Piani per l’energia sostenibile).  In conclusione, il quadro che esce dal rapporto è composito e in continua evoluzione, il che rivela un panorama economico che, almeno in questo settore, è tutt’altro che immobile o stantio! Anzi è assurto ad esempio di un mondo animato da professionalità serie ed efficienti che non intendono più limitarsi ad aspettare che passi sul fiume “il cadavere del nemico”. Ma la cosa che emerge con maggiore evidenza da questo interessantissima pubblicazione, è la possibilità che proprio l’efficienza energetica nell’edilizia, e in generale nelle  energie rinnovabili, rappresenti il settore a partire dal quale, non solo si può pensare di ricostruire la nostra ormai decadente economia, ma anche di darle un impulso capace di creare nuove opportunità di sviluppo e di lavoro per giovani architetti, costruttori, ristrutturatori, venditori di materiali edilizi, industrie manifatturiere ecc. A tale riguardo l’autore osserva che, con il solo incentivo del 55%, gli interventi a favore dell’efficienza degli edifici già realizzati hanno sviluppato un volume d’affari pari ad oltre 10 miliardi di euro, creando 150.000 nuovi posti di lavoro ‘green’. Un dato che propone un’immagine decisamente dissonante da quella di un paese in stallo e che ribadisce, casomai ce ne fosse bisogno, le straordinarie opportunità che potrebbero scaturire da maggiori investimenti in attività legate all’efficienza energetica nell’edilizia e nelle energie rinnovabili. Un’occasione così grande e “possibile” che sarebbe un vero peccato se il nostro Paese se la lasciasse sfuggire. (intervento apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 29/03/2012)


martedì 25 dicembre 2012

Ambiente: inventato nuovo cemento bio per assorbire CO2



“Dopo il fallimento del protocollo di Kyoto, dopo la conferenza delle parti a Doha per discutere di ambiente, la tecnologia potrebbe aver fatto dei passi avanti per la riduzione di anidride carbonica. Lo studio è stato condotto in Spagna all’Università Politecnica de Catalunya (UPC) di Barcellona, dove gli scienziati hanno progettato un nuovo tipo di cemento con caratteristiche biologiche che lo rendono capace di assorbire l’anidride carbonica. Lo scopo della ricerca era quello di trovare  un modo per ridurre la quantità di CO2 presente in città e per garantire conseguentemente maggior efficienza energetica ed isolamento termico. In cosa consiste questo nuovo cemento? Essenzialmente il cemento bio è un cemento organico costituito da colonie di microorganismi e muffe, oltre che da muschi, funghi, licheni e microalghe e queste piante, attraverso la fotosintesi, riescono ad assorbire parte dell’anidride carbonica contenuta nell’aria (…).

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lunedì 24 dicembre 2012

Introduzione alla Permacultura di Bill Mollison e Reny Mia Slay (Terra Nuova Edizioni)



Il libro che ha fatto conoscere in tutto il mondo la Permacultura: l'arte di coniugare i saperi di discipline diverse (agricoltura naturale, bioarchitettura, climatologia, botanica, ecologia) per progettare in armonia con la natura. L'autore è Bill Mollison, ideatore della Permacultura e premio Nobel Alternativo. È conosciuto in tutto il mondo, dove ha condotto conferenze e seminari sull'argomento. Tradotto nelle principali lingue il libro ha venduto più di 80.000 copie in tutto il mondo. «Tutti riconosciamo che il nostro lavoro è modesto, ma la somma dei nostri modesti lavori è straordinaria» (Bill Mollison). Già tradotto in diversi paesi nelle principali lingue, esce finalmente anche in italiano il libro che ha fatto conoscere in tutto il mondo la Permacultura. Il termine deriva dalla contrazione di «permanent agriculture» e «permanent culture» per sottolineare la convinzione che qualsiasi cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile e un'etica dell'uso della terra. A un primo livello, la permacultura, si occupa di piante, animali, edifici e infrastrutture (acqua, energia, comunicazioni). Essa però non considera tali elementi come a sé stanti: piuttosto osserva le relazioni che si possono stabilire tra loro secondo il modo in cui essi sono collocati in una determinata area. Lo scopo è la creazione di sistemi ecologicamente ben strutturati ed economicamente produttivi, in grado di provvedere ai propri fabbisogni, evitando ogni forma di sfruttamento e inquinamento, e quindi sostenibili sul lungo periodo. A questo scopo, la permacultura valorizza le qualità intrinseche di piante e animali, unite alle caratteristiche naturali dell'ambiente e alle peculiarità delle infrastrutture al fine di creare sistemi in grado di sostenere la vita utilizzando la minore superficie possibile di terreno. In realtà, leggendo il libro ci si accorge di come la permacultura sia molto di più: da una parte rappresenta un sistema di riferimento etico-filosofico non dogmatico, dall'altro e un approccio pratico alla vita quotidiana, al centro del quale troviamo una sola regola: «take your own responsability», «prendi la tua responsabilità». Introduzione alla Permacultura è soprattutto una sorta di repertorio di ecologia applicata, di consigli e suggerimenti pratici messi a punto dall'autore dopo lunghe e approfondite osservazioni in campo. Tra le sue pagine troviamo originali proposte per ridurre al minimo l'impiego di acqua nell'orto e nel frutteto; consigli inediti per raffrescare un edificio utilizzando in maniera appropriata le piante e le correnti d'aria oppure suggerimenti pratici per scegliere l'orientamento di un orto o di un edificio. Cosa può offrire la permacultura? Può lavorare a diversi livelli. Ai singoli può offrire un sistema di riferimento etico e pratico, che li aiuti a capire il territorio che li circonda e li guidi nei primi passi della pratica quotidiana. Per i giovani può rappresentare una porta d'accesso che li aiuti a tornare alla campagna, ed in particolare ai territori marginali dimenticati dalla struttura economico-sociale. Per i progettisti, gli architetti, i paesaggisti e gli amministratori pubblici può diventare un punto di riferimento progettuale per affrontare le difficoltà del nostro presente verso la costruzione di un futuro equilibrato e giusto. La permacultura propone loro di progettare recuperando la capacità di uno sguardo aperto verso il pianeta di oggi e quello di domani. Prendersi la propria responsabilità, abbattere i consumi e le dipendenze. Contribuire a ricreare gli ecosistemi e a mantenerli nel tempo. Produrre, ovunque possibile, una parte del cibo che consumiamo tutti i giorni, o comunque entrare coscientemente nella catena di produzione e distribuzione alimentare. La permacultura è portatrice di una cultura di pace e di cooperazione, è una ricerca di equilibri permanenti, é un invito a diventare artefici e sostenitori di un'agricoltura per cui la gestione e la distribuzione delle risorse sia equa e permanente. Prendendo spunto dai preziosi suggerimenti che offre questo libro, possiamo aprire la mente ad una nuova visione e vivere una nuova quotidianità iniziando, come ama ripetere Mollison, «dalla porta di casa».

domenica 23 dicembre 2012

Ambiente. Varato dal Senato Legge parchi



ROMA - "E' un premomoria importante per la prossima legislatura, che rafforza i poteri di governo del territorio dei parchi italiani e li rende più radicati nelle realtà sociali ed economiche dei territori". I senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante commentano così l'approvazione da parte del Senato nell'ultimo giorno di legislatura delle norme di aggiornamento della Legge quadro sulle aree protette. "La Legge sui parchi ha più di vent'anni. E' stata e rimane un'ottima legge, grazie alla quale l'Italia è diventata uno dei Paesi con la più alta percentuale, oltre il 10%, di territorio protetto.

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sabato 22 dicembre 2012

La Fattoria Biologica di Masanobu Fukuoka (Edizioni Mediterranee)



È la ristampa di un libro prezioso. Immaginate di ottenere raccolti senza coltivazione, né fertilizzanti chimici né diserbanti! Fukuoka ha imparato a non chiedere l'impossibile alla natura ed è stato ricambiato con raccolti incredibilmente abbondanti, intervenendo il meno possibile, riducendo i costi e le attrezzature e rifiutandosi di mettersi in gara con l'economia di mercato. In questo libro, Fukuoka svela i segreti della teoria e della pratica del lavoro con la natura e la maniera di vivere meglio grazie ad essa.

Masanobu Fukuoka, nato nel 1914, è il padre della agricoltura naturale o del non fare, come lui stesso la definisce, poiché l'obiettivo della sua ricerca è sempre stato ridurre al minimo gli interventi dell'Uomo sui processi naturali. Ha studiato microbiologia in Giappone e ha iniziato la sua carriera come scienziato del suolo, specializzandosi nelle patologie delle piante. A 25 anni però ha cominciato a mettere in dubbio i preconcetti della scienza dell'agricoltura. Quindi ha deciso di lasciare il suo posto di ricercatore scientifico per tornare nella fattoria della sua famiglia sulla isola di Shikoku nel Giappone del Sud per coltivare mandarini. Ha così iniziato a dedicare la sua vita allo sviluppo di un sistema di agricoltura biologica ed ecocompatibile in concorrenza con l'agricoltura industriale.

venerdì 21 dicembre 2012

La Rivoluzione del Filo di Paglia. Un'introduzione all'agricoltura naturale di Masanobu Fukuoka (Libreria Editrice Fiorentina)



Quando cambiamo il modo di coltivare il nostro cibo, cambiamo il nostro cibo, cambiamo la società, cambiamo i nostri valori. È così questo libro spiega come fare attenzione ai rapporti fra tutte le cose, alle cause e agli effetti e come essere responsabili per quello che si conosce. Quando Fukuoka parla di quelli che chiama i suoi metodi agricoli del "non fare", un occidentale potrebbe opportunatamente ricordare Matteo 6,26: "Seguite con lo sguardo questi esseri che volano nel cielo: non fanno né semina, né mietitura, né hanno granai per ammassarvi qualcosa. È vostro Padre, quello celeste, che pensa a nutrirli". Esiste infatti uno stretto rapporto fra natura e provvidenza divina, un rapporto che l'ambiente tecnologico tende a cancellare soffocando la natura e rendendo inutile la provvidenza. Questo libro costituisce un punto di svolta per una rivoluzione liberatoria.



Masanobu Fukuoka, nato nel 1914, è il padre della agricoltura naturale o del non fare, come lui stesso la definisce, poiché l'obiettivo della sua ricerca è sempre stato ridurre al minimo gli interventi dell'Uomo sui processi naturali. Ha studiato microbiologia in Giappone e ha iniziato la sua carriera come scienziato del suolo, specializzandosi nelle patologie delle piante. A 25 anni però ha cominciato a mettere in dubbio i preconcetti della scienza dell'agricoltura. Quindi ha deciso di lasciare il suo posto di ricercatore scientifico per tornare nella fattoria della sua famiglia sulla isola di Shikoku nel Giappone del Sud per coltivare mandarini. Ha così iniziato a dedicare la sua vita allo sviluppo di un sistema di agricoltura biologica ed ecocompatibile in concorrenza con l'agricoltura industriale. 

giovedì 20 dicembre 2012

“Il futuro è più che roseo … è Green 3.0 “ . Intervento di Vander Tumiatti*



“Da quando mi occupo di segnalare progetti editoriali, realtà imprenditoriali o pubblicazioni che in qualche modo sono riconducibili alle tematiche che riguardano la salvaguardia del patrimonio “verde” italiano e mondiale (l’ho fatto occupandomi di diverse realtà e situazioni dalla Puglia al Piemonte e lo faccio tutt’ora attraverso la rivista che curo personalmente che si chiama G.E.E.R ovvero la Green Economy Express Review consultabile a questo link), mi accorgo di come la coscienza e l’attenzione verso le problematiche ambientali non solo sta crescendo, ma sta diventando sempre più puntuale nel cogliere i problemi più pesanti per cercare di risolverli. Scopro con estremo piacere e proprio in questi giorni, un’interessante pubblicazione, per Mondadori Università, di Maurizio Guandalini e Victor Uckmar. dal titolo “Green 3.0”. L’assioma principale, che condivido pienamente, riguarda il fatto che, nella difesa dell’ambiente e degli eco-sistemi, non si può prescindere da una cultura dell’impresa che si faccia garante, attraverso categorie indispensabili come: efficienza, professionalità, competenze, sicurezza, di uno sviluppo “green” che nel nostro Paese sta trasformando molti vecchi stereotipi in tali ambiti.
* Imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies
Qui su Libri Bari blog de La Repubblica

mercoledì 19 dicembre 2012

Colenghi srl e la sostenibilità ambientale

Tutti i nostri prodotti, per qualsiasi settore d’impiego, sono preparati in considerazione della massima compatibilità ambientale possibile senza rinunciare all’efficacia del prodotto professionale ed alle ridotte dosi d’impiego. Di seguito alcune delle considerazioni che hanno guidato le scelte. I tensioattivi utilizzati hanno la catena grassa di origine vegetale che porta con sé dalla natura la caratteristica di essere facilmente e rapidamente biodegradabile oltre il beneficio di attingere a fonti rinnovabili. Alcuni saponi, in certe condizioni, si autoeliminano dagli scarichi. La lunga esperienza sulle sinergie tra componenti di altissima qualità consente di ottenere rese superiori a quelle dei migliori prodotti del mercato con concentrazioni di tensioattivi più basse e più basse dosi di impiego. Tali bassi dosaggi sono un importante fattore per la riduzione dell’inquinamento almeno quanto “le caratteristiche verdi” dei componenti come indica la normativa europea. Non benèfici per l’ambiente risultano infatti i prodotti di scarsa efficacia che inducono al sovradosaggio e quindi all’immissione di grandi quantità di sostanze organiche negli scarichi che aumentano enormemente la quantità d’ossigeno necessaria alla loro biodegradazione. In sintesi l’esperienza acquisita nel settore comunitario, ove è richiesta grande efficacia, insieme alla ragionata filosofia “verde” perseguite fin dalle origini dell’azienda (vedi "Pubblicazioni”), ci hanno naturalmente condotto a mettere a disposizione del mondo dei consumatori evoluti, attenti e consapevoli dei prodotti che coniugano in un eccellente equilibrio l’attenzione per l’ambiente, l’efficacia del prodotto professionale ed i costi contenuti. Per tutto ciò i nostri prodotti sono in grado di RIDURRE SENSIBILMENTE L’INQUINAMENTO da tensioattivi delle acque. I principali tensioattivi da noi utilizzati, oltre alle predette caratteristiche, posseggono quella di essere particolarmente sicuri per l’uomo, tanto che, caso raro, neanche allo stato puro (cioè alla massima concentrazione) necessitano di qualsiasi etichettatura di pericolosità secondo le vigenti normative. Altrettanta attenzione viene prestata alla scelta degli imballaggi favorendo il riutilizzo del flacone ed il trasporto con ricariche “ecologiche” per ottenere: riduzione delle quantità di materia plastica impiegata; riduzione dell'inquinamento da trasporto (CO2) nell'approvvigionamento e nello smaltimento dei vuoti; un'ulteriore riduzione dell'inquinamento da trasporto è dovuta alla vendita diretta da produttore a consumatore che consente di evitare il trasporto dal luogo di produzione al rivenditore (filiera corta).

Qui

martedì 18 dicembre 2012

Intervista ad Angelo Consoli * a cura di Stefano D’Almo – Parte II


















(Nella foto Angelo Consoli - il secondo partendo da sinistra - Con Carlo Petrini e Livio De Santoli a Terra Madre 2012

D -  Nella prima parte della nostra intervista abbiamo parlato degli aspetti globali della questione energetico-ambientale e delle diverse modalità con cui vengono affrontati dai diversi Stati. Spostiamoci ora su di un piano diverso: secondo lei, quali settori produttivi saranno maggiormente coinvolti dal cambiamento e con quale intensità e cronologia?

R - Bisogna innanzitutto comprendere che nella seconda rivoluzione industriale, per creare economie di scala bisognava "centralizzare". Ad immagine e somiglianza delle fonti fossili concentrate, i processi estrattivi trasformativi e industriali legati a quelle fonti erano economicamente vantaggiosi solo se prodotti in modo verticistico e centralizzato in grandi concentrazioni produttive.
Questo modello è andato definitivamente in crisi. Siamo al tramonto di un modello economico in cui la produzione e la distribuzione dell’energia erano riservate a poche caste e potentati seduti sulle riserve di petrolio o i giacimenti di uranio, oltre che sulle montagne di capitali pubblici e privati necessari a sfruttare tali fonti concentrate. In questo senso, la marea nera fuoriuscita dalle trivellazioni della Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera della British Petroleum, ci porta a considerazioni che vanno ben al di là degli effetti sulla biodiversità in tutto il Golfo del Messico, così come la tragedia di Fukushima ci suggerisce un ripensamento del modello energetico che va al di là della morte termica che interessa il raggio di 100 KM dalla centrale nucleare della TEPCO.
In particolare, due riflessioni mettono in crisi il modello energetico tradizionale. La prima si riferisce all’esasperazione della logica del profitto applicata all’energia. Infatti, se il «killer» è il petrolio o l'uranio, il «mandante» è un altro: si tratta dell’avidità delle aziende petrolifere e nucleari che, per risparmiare su accorgimenti di sicurezza da 500 mila dollari, non hanno esitato a mettere a rischio la vita di milioni di persone e di un intero ecosistema; per troppo tempo non sono state in grado di riparare al disastro che hanno combinato o anche solo di arginarlo.
Questi apprendisti stregoni dell’energia sembrano sempre così sicuri del fatto loro quando devono ottenere i permessi per le centrali nucleari e le piattaforme di trivellazione: parlano di sicurezza, pulizia, ecologia, salvo poi alzare le spalle e andare a nascondersi come conigli quando le cose sfuggono loro di mano. L’impotenza dei tecnici della British Petroleum america o della TEPCO in Giappone,  è lo specchio di un modello ormai arrivato al suo limite, incapace di reagire di fronte al disastro ambientale, alle sofferenze umane, ai costi sociali ed economici che provoca sempre più frequentemente, pagati da vittime innocenti.

Ovviamente le alternative esistono. Innanzitutto va tenuto presente che il modello energetico della terza rivoluzione industriale riporta a un ruolo centrale l'agricoltura. Come dice Carlo Petrini nel libro Terra Madre:  «la terza rivoluzione industriale è quella dell’energia pulita e partirà dalle campagne perché l’agricoltura costituisce l’unica attività umana basata sulla fotosintesi». Tutte le industrie che sapranno adeguarsi a questo semplice cambio di paradigma sopravviveranno e prospereranno. Tutte le altre sono destinate a "morire di spread" (espressione cara sempre a Carlo Petrini).

        
D -  Come giudica il caso Ilva alla luce della TRI? E il futuro dell’industria pesante, in particolare?


L'industria pesante è il portato delle fonti fossili e concentrate. L'industria automobilistica del futuro, quella che sta già progettando lo sbarco di auto a idrogeno e elettriche nei concessionari per il 2015 (quindi non la FIAT :-(   )  utilizzerà sempre più nuovi materiali, quali la fibra di carbonio, plastica, magnesio alluminio, e i cosiddetti "lightweight materials" Così anche l'industria delle costruzioni e tutte le altre industrie ad alta intensità di acciaio. Questo prodotto,diventerà sempre più  di nicchia, nel mondo che si appresta a produrre attraverso la Stampa tridimensionale
 
L'ILVA è in una crisi ormai irreversibile, che il permanente danno ambientale arrecato ad una delle più belle città del Mediterraneo ha mascherato, ma l'acciaio è un materiale tipico da seconda rivoluzione industriale e la sua domanda sui mercati mondiali sta crollando, determinando innanzitutto una inevitabile delocalizzazione produttiva verso Paesi a più debole intensità salariale e protezione del lavoratore (la sicurezza in fabbrica costa...).
Il nodo che sta venendo al pettine adesso a Taranto, al di la delle questioni relative alla legalità dei comportamenti della proprietà dell'ILVA e delle autorità che l'avrebbero dovuta controllare, è che il settore è in crisi irreversibile.  l'ILVA è destinata a chiudere comunque schiacciata dal peso storico della sua inadeguatezza tecnologica e arretratezza industriale, prima ancora che dalla sua pericolosità ambientale. Io penso che il governo di un paese moderno (quindi non l'Italia, purtroppo) dovrebbe farsi carico di un grande processo storico di modernizzazione  delle strategie produttive del territorio e della conseguente riconversione dei processi produttivi, cogliendo un’altrettanto grande occasione di ridefinizione e riorganizzazione della formazione professionale e del sapere  tecnico locale, magari illuminando in questo anche la strada di quel  sindacato che  continua a tenere  gli occhi troppo bassi e la schiena troppo china, schiacciato dal ricatto occupazionale e da Dio sa cos'altro!


D -  In Italia la produzione di energia da fonti rinnovabili è già a un livello ragguardevole, ben superiore agli obiettivi prefissati; ciò grazie ai contributi pubblici all’energia “green”. Finora, però, questo importante risultato è stato raggiunto a spese di un pesante aggravio della bolletta di cittadini e aziende (che si somma alle inefficienze di sistema e alla scarsa diversificazione delle fonti di approvvigionamento dei combustibili fossili), costituendo una zavorra per la competitività di queste ultime. Quando si può ragionevolmente pensare a una reale sostenibilità economica delle rinnovabili (anche sotto il profilo dell’avanzamento delle tecnologie ancillari, ad esempio dei sistemi di trasporto e accumulo dell’energia, ma anche di quello normativo, e mi riferisco alla contabilizzazione globale dei costi ambientali)?

R - Questa domanda è basata su false informazioni. Il peso della bolletta è aggravato da un modello basato sull'approvvigionamento da fonti fossili che sono ormai da un decennio stabilmente su livelli economici insostenibili. Il petrolio sopra i cento dollari certo non aiuta a ridurre i costi dell'energia se essa è basata sul petrolio e affini. Le rinnovabili anzi hanno contribuito grandemente a determinare un abbassamento del prezzo dell'elettricità (il sole è gratis) nell'ultimo anno ci sono state giornate al sud e in Sicilia in cui per molte ore il prezzo dell'elettricità è stato zero, grazie alla combinazione fra l'intensa produzione fotovoltaica e la domanda meno elevata. Il prezzo poi risale la notte quando le rinnovabili non ci sono più e l'ENEL è costretta a produrre elettricità da fonti fossili. Le rinnovabili sono già adesso sostenibili economicamente. Altro discorso, ma non affrontabile in questa sede è quello della destinazione degli incentivi, che purtroppo hanno preso in massima parte la via di gruppi finanziari esteri perché l'Italia non ha saputo creare una propria industria articolata e integrata delle rinnovabili, e perché le regioni, lasciate senza indicazioni dal governo centrale, hanno concesso autorizzazioni in modo scriteriato e lesivo degli interessi e dei valori del territorio. 

        
D - Quali aree o settori del nostro Paese potrebbero trarre maggiori vantaggi, a suo avviso, dalla TRI? Sono in corso accordi con amministratori pubblici per l’avvio di sperimentazioni o di progetti? Come si sta muovendo la sua struttura per la comunicazione e la sensibilizzazione del mondo politico locale e nazionale verso la TRI?


R - La nostra struttura, d'intesa con la Fondazione Univerde presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio e l'Università la Sapienza con il professor Livio De Santoli, ha fatto partire numerose campagne e iniziative di sensibilizzazione, molte delle quali cadute nel vuoto a causa della mancanza di visione e di competenza da parte degli amministratori locali e dei dirigenti politici che prendono decisioni in questo settore. Con Carlo Petrini a Terra Madre 2012 abbiamo presentato un manifesto olistico “TERRITORIO ZERO” verso una società a emissioni zero, rifiuti zero e chilometro zero. Il manifesto verrà pubblicato con contributi di altissimo livello (Petrini, Connett, Rifkin, Di Cori Modigliani, Politi, Purini, Toussaint) per i tipi della Minimum Fax. Ma già adesso il manifesto è visionabile e firmabile on line (territoriozero.org). Per il resto posso solo dire che la terza rivoluzione industriale è stata la base per il piano energetico della Sicilia, anche se la sua applicazione in termini di vantaggi per i cittadini e le PMI siciliane stenta a decollare a causa della mancanza di volontà politica da parte dell'amministrazione regionale, mentre il piano energetico di Roma, depositato presso l'ufficio del patto dei Sindaci di Bruxelles, è stato considerato il più integrato e avanzato dalle autorità preposte della Commissione Europea.
L'Italia tutta è in "pole position" per sfruttare al meglio le proprie risorse naturali ed energetiche rinnovabili, se i principi e i piani operativi suggeriti nell'ambito di Territorio Zero verranno seguiti scrupolosamente. Alcune regioni, come la Sicilia, sono in posizione ancora più vantaggiosa grazie all’intensità della radiazione solare. In generale tutti i paesi del Mediterraneo possono creare ricchezza diffusa e occupazione attraverso le tecnologie energetiche che sfruttano le fonti rinnovabili pulite e diffuse sul territorio.

La terza rivoluzione industriale è un processo irreversibile. Può essere rallentato o accelerato a seconda della sensibilità e della capacità di visione e programmazione degli amministratori locali. Ma non può essere fermato. Ci saranno vincitori e sconfitti. Io credo che ogni sindaco, ogni amministratore locale e centrale dovrebbe porsi il problema di dove vuole essere fra dieci anni. E in base alla risposta che si darà il territorio che amministra, sarà leader o semplice consumatore passivo. E' la sfida dei prossimi anni.


* Angelo Consoli (European Director - The Office of Jeremy Rifkin.  T.I.R.E.S. Third Industrial Revolution European Society. C.E.T.R.I. Cercle Européen pour la Troisième Révolution Industrielle )

Angelo Raffaele Consoli, dal 2009 a oggi è Presidente del Circolo Europeo Cetri-Tires. Dal 2002 a oggi è Direttore dell'Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin. Ha offerto la sua consulenza alla Direzione Energia della Commissione europea per l’elaborazione della strategia europea mirante al coinvolgimento degli enti locali nella politica energetica europea, cosiddetto Patto dei Sindaci. Ha partecipato alla elaborazione di quattro Master Plan (Sna Antonio Texas, Utrecht, Montecarlo e Roma Capitale). A livello di enti locali  italiani, ha fornito la sua esperienza al Presidente Nichi Vendola (Regione Puglia) al Presidente Raffaele Lombardo (Regione Siciliana), al Presidente Claudio Martini (Regione Toscana), a Gianni Alemanno (Sindaco di  Roma), a Marta Vincenzi (Sindaco di Genova), a Michele Emiliano (Sindaco di Bari), ad Andrea Gnassi  (Sindaco di Rimini), a Giuliano Pisapia (Sindaco di Milano). Ha partecipato alla elaborazione del SEAP per Roma Capitale, e alla elaborazione della domanda e susseguenti attività negoziali per il programma di assistenza tecnica E.L.E.N.A. per Roma Capitale. E’ stato consulente informale della direzione del dipartimento ambiente e del dipartimento energia della Regione Siciliana,  nella cui posizione ha partecipato fra le altre cose, alla elaborazione del Piano Energetico Ambientale regionale, PEARS. E’ coordinatore della piattaforma per la terza rivoluzione  industriale con dirigenti delle le principali aziende, IBM, Philips. Acciona, Bouygues, Diamler, EPIA, UTC-Hydrogen solutions, Hydrogenics, AWEA. Ideatore e coordinatore del F.R.E.D.  Sicilia, forum regionale per l’energia distribuita costituito con CGIL Sicilia, Confindustria Sicilia, CNA, Confartigianato, Confocooperative, lega Coop, Federconsumatori, ANCE Sicilia, e CETRITIRES,  mirante a dare sostegno alle politiche energetiche distribuite su scala regionale. Ha speso 25 anni di vita professionale all'estero, principalmente a Bruxelles, dirigendo equipes composte  da professionisti di diverse nazionalità, e questo gli ha permesso di destreggiarsi nel coordinamento di  progetti e nella gestione di programmi internazionali in un ambiente multi-culturale e plurilingue, consentendogli  d vantare un vasto patrimonio d contatti professionali e personali con decisori politici amministrativi e imprenditoriali a tutti i livelli dell’Unione Europea e di numerosi stati  membri.

lunedì 17 dicembre 2012

Intervista ad Angelo Consoli * a cura di Stefano D’Almo – Parte I


















(Nella foto Angelo Consoli - a sin. insieme a Jeremy Rifkin)

D -  Dal suo ufficio di Bruxelles lei può sicuramente beneficiare di una visione prospettica sulle politiche europee in campo energetico. Quale ruolo può svolgere o sta già svolgendo la UE, ma anche altri grandi organismi, come l'Organizzazione della Nazioni Unite o l’OCSE nell’ambito della terza rivoluzione industriale? Come fare per superare le difficoltà a trovare un accordo sulla limitazione nelle emissioni di CO2, com’è evidenziato dalla scarsa incidenza del protocollo di Kyoto (specie tra BRICs e USA), e il quasi fallimento di altri summit mondiali, ultimo in ordine di tempo RIO 2020?

R- Nel frattempo è fallito anche il vertice di Doha. Ormai queste Conference of Parties dell'ONU sul cambiamento climatico sono diventate un rito privo di contenuti, la certificazione del fallimento della geo-politica mondiale nata con gli accordi di Westfalia, ormai incapace di affrontare le sfide planetarie, per le quali è necessaria una nuova coscienza biosferica, che ispiri decisioni atte a preservare la biosfera nella quale la specie umana si è evoluta e ha trovato l'habitat e le congeniali condizioni bio-chimiche per poter sopravvivere e prosperare.
L'Unione Europea è il partecipante più attivo alle conferenze climatiche, ma le sue emissioni non rappresentano neanche il 15 % del totale. Se i paesi emergenti non troveranno una convenienza nella conservazione della nostra casa comune, la razza umana non ha nessuna chance di sopravvivere sul pianeta. L'uragano Sandy è stato solo l'ultimo (in ordine di tempo) e più allarmante segnale dei pericoli che la nostra specie corre a causa della sua incapacità di considerare l'atmosfera terrestre un bene preziosissimo da proteggere.

Non si tratta di preservare le nevi per le stazioni sciistiche! La metà della popolazione mondiale vive in zone a rischio, sulle coste. Le previsioni di James Hansen, presidente del Goddard Space Institute, l'istituto climatologico della NASA, non lasciano spazio a dubbi. L'Unione Europea ha avuto un ruolo da leader per l'entrata in vigore del protocollo di Kyoto, ma nella fase post Kyoto si è un po' persa per strada, e il depotenziamento delle sue politiche ambientali (dividere le funzioni fra due Commissari Hedegard al Clima e Potcnick all'ambiente), pur avendo soddisfatto le logiche spartitorie dell'Europa a 27, non è stata una grande trovata.

        

D -  In che modo la TRI può agevolare l’abbandono, anche da parte dei Paesi in via di rapido sviluppo, l’utilizzo delle fonti fossili e il passaggio a quelle rinnovabili?

R - Il ripiegamento ossessivo alle regole di rigore finanziario dettate dalle esigenze dei mercati internazionali, ha distolto l'Europa dalla sua funzione principale, quella che aveva sempre avuto dal sogno di Spinelli in poi: creare un grande spazio di sicurezza e libertà per tutti i suoi cittadini aldilà delle differenze di lingua e di cultura. Si troverà un accordo efficace post Kyoto (se non è già troppo tardi), solo se si uscirà dell’impostazione quantitativa della politica climatica scaturita dalla Conferenza di Rio de Janeiro nel 1990 e cristallizzata nel successivo Protocollo di Kyoto.
Infatti, inquadrare la problematica unicamente sotto il profilo della limitazione dei gas a effetto serra, e su come distribuire il carico di tali limitazioni fra i paesi, ha contestualizzato tutto il dibattito in un ambito «chimico», facendo perdere di vista l’impatto socio-economico delle politiche energetiche mondiali: quanta ricchezza crea questo modello energetico basato sulle fonti fossili e concentrate? Quanto potere economico e geopolitico? Per chi? Quanta occupazione per gigawatt prodotto? Quanta innovazione, quanto sviluppo per la persona umana? Sono gli interrogativi che ci si deve porre in una logica di Terza Rivoluzione Industriale.

L'Unione Europea giocherà un ruolo fondamentale in questo processo solo se saprà imporre una visione della crisi climatica come di un fenomeno che non può essere esaminato in modo isolato, perché si perderebbe di vista il suo intreccio perverso con elementi energetici, economici e finanziari.
Per cogliere la complessità di questa crisi è necessario spogliarsi dei preconcetti ideologici, nazionalistici e perfino ambientalistici (ma a Doha nessuno lo ha fatto), cominciando a pensare secondo quella che Jeremy Rifkin ha battezzato «politica della biosfera» (Rifkin, La Terza Rivoluzione Industriale - 2010), in opposizione alla geopolitica che dalla pace di Westfalia in poi ha devastato i nostri continenti, incendiandoli con tragiche guerre nelle quali milioni di esseri umani hanno perso la vita con lo scopo, dichiarato o meno, di accedere alle fonti concentrate di energia. L'Unione Europea è stata insignita del Nobel per la Pace proprio per aver saputo indicare efficacemente una strada di uscita dalla geopolitica ottocentesca, sconfiggendo le logiche militariste ad essa associate. Sconfiggere l'economia finanziarizzata e indicare una strada di uscita dai pericoli per il cambiamento climatico sembra essere impresa ben più ardua...


 D -  Se il mondo è interpretabile come una biosfera, non pensa che si dovrebbe ri/pensare, nel suo complesso, il ruolo delle Nazioni Unite, superando magari il concetto stesso di "continentalizzazione"?


R - Ovviamente il sogno di Pangea, rimane sempre in prospettiva. Ma bisogna anche darsi delle strategie praticabili per raggiungerlo. In una situazione di totale confusione dove la crisi genera reazioni estreme e nazionalismo, in cui trionfano i particolarismi e i localismi, e di fronte all'incontestabile fallimento della globalizzazione, così come essa si è manifestata dopo la caduta del muro di Berlino, con il trionfo degli interessi della speculazione finanziaria legata alle industrie energetiche ad alta intensità di capitali, diventa cruciale non perdere di vista la necessità di preparare le infrastrutture energetiche della terza rivoluzione industriale, che nascono a livello locale, con l'energia prodotta in impianti su piccola scala messi in rete localmente, poi regionalmente, poi nazionalmente e infine su scala continentale. Così come la biosfera è un unicum interconnesso che però si articola per ecosistemi collegati, la continentalizzazione permette di tenere insieme aree geografiche diverse all'interno della stessa biosfera. La nuova visione che si sta affermando in ambito scientifico, al contrario, considera l’evoluzione della vita e quella della geochimica del pianeta come processi co-creativi, in cui tutto si adatta a tutto il resto, garantendo la continuazione della vita nella biosfera terrestre. Gli ecologi affermano che le relazioni simbiotiche e sinergiche nell’ambito della specie e fra le varie specie contribuiscono ad assicurare la sopravvivenza dell’individuo, quanto la competizione e la pulsione aggressiva. La Terza rivoluzione industriale è l'era della cooperazione internazionale e non della competizione, della ricerca di integrazione più che della spinta all’autonomia. Se la terra funziona come un organismo vivente costituito da molteplici livelli di relazioni ecologiche interdipendenti, la nostra sopravvivenza dipende dalla salvaguardia del benessere dell’ecosistema globale del quale siamo tutti parte. È questo, secondo Rifkin, il significato profondo dello sviluppo sostenibile e l’essenza stessa della politica della biosfera.

        
D -  Nel libro di Rifkin sulla TRI, si sottolinea la maggiore apertura dell’Europa nei confronti delle tematiche ambientali, rispetto ad esempio agli USA o ad altri Paesi del mondo. Ma, secondo lei, quanta consapevolezza c’è nei governi del nostro continente e tra i manager delle grandi aziende pubbliche e private, della terza rivoluzione industriale, e come si stanno muovendo gli uni e gli altri?


R- L'Europa manifesta una maggiore sensibilità alle problematiche sociali, ambientali e climatiche rispetto ad altri. Questo è un dato di fatto, per quanto va riconosciuto uno sforzo in tal senso all'America di Obama, ma certo non abbastanza intenso da sottrarre le decisioni di politica energetica alle logiche dei grandi gruppi fossili (almeno nel suo primo mandato, vedremo in quello che comincia a gennaio). In Europa la legislazione ambientale è molto più avanzata e stringente che in qualunque altro continente, in quanto si è ispirata fin da subito alla visione della terza rivoluzione industriale.
La strategia 20 20 20 e la successiva road map energetica al 2050, verso uno scenario post carbon, sono la conferma che in Europa si è capito che bisogna cambiare direzione, non semplicemente velocità. Che bisogna innescare una transizione dal ciclo energetico del carbonio a quello solare. A livello governativo la situazione è molto più confusa. Alcuni governi, come quello tedesco, stanno procedendo speditamente verso uno scenario “post carbon”. La Germania ha preso la decisione irreversibile di chiudere tutte le centrali nucleari, alcune subito, le altre entro il 2023. Ha creato una industria della green economy che ormai dà lavoro al doppio degli addetti all'energia da fonti fossili e concentrate. Ha un piano per l’introduzione di 1500 distributori di idrogeno per tutta la rete autostradale tedesca, stanno nascendo smart grid ovunque... Altri, come l'Italia, rappresentano un penoso tentativo di rimanere ancorati al passato, burocratizzando enormemente le procedure per gli impianti di energia distribuita, in modo da scoraggiare il semplice cittadino dal farli, stanno stroncando le imprese della green economy distribuita rendendo sempre più incerto il quadro normativo e autorizzativo (che invece in tutti gli altri paesi è saldissimo), stanno programmando trivellazioni e esplorazioni petrolifere che devasteranno le nostre risorse  naturali e turistiche per guadagnare un dieci per cento in più di autonomia petrolifera facendo fare miliardi alle multinazionali del petrolio.
Passera e Clini sono fossili, come le energie in cui credono. Le industrie sono divise in due. Quelle che sono legate allo sfruttamento delle fonti fossili e quelle che invece hanno capito che bisogna puntare sul ciclo solare e che i guadagni possono essere ingenti anche là. Certo, l'intensità di profitti da grande speculazione finanziaria garantiti dalle fonti fossili, ormai insostenibile anche economicamente (non solo socialmente) va superata.
Nella nuova era i profitti dovranno essere etici e ragionevoli. Ma il focus sarà sul lavoro dell'uomo perchè le energie della terza rivoluzione industriale saranno "labor intensive". Ecco dunque che grandi aziende come IBM, Bouygues (costruzioni), Daimler, Dupont etc spingono verso una transizione energetica dal fossile al solare offrendo smart grid, idrogeno, costruzioni a energia positiva, veicoli  a zero emissioni sul mercato. Altre invece (soprattutto i monopoli dell'energia e della chimica tradizionale) rimangono abbarbicate ai loro moduli operativi fossili. Chi crediamo che vincerà?

 
* Angelo Consoli (European Director - The Office of Jeremy Rifkin.  T.I.R.E.S. Third Industrial Revolution European Society. C.E.T.R.I. Cercle Européen pour la Troisième Révolution Industrielle )

Angelo Raffaele Consoli, dal 2009 a oggi è Presidente del Circolo Europeo Cetri-Tires. Dal 2002 a oggi è Direttore dell'Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin. Ha offerto la sua consulenza alla Direzione Energia della Commissione europea per l’elaborazione della strategia europea mirante al coinvolgimento degli enti locali nella politica energetica europea, cosiddetto Patto dei Sindaci. Ha partecipato alla elaborazione di quattro Master Plan (Sna Antonio Texas, Utrecht, Montecarlo e Roma Capitale). A livello di enti locali  italiani, ha fornito la sua esperienza al Presidente Nichi Vendola (Regione Puglia) al Presidente Raffaele Lombardo (Regione Siciliana), al Presidente Claudio Martini (Regione Toscana), a Gianni Alemanno (Sindaco di  Roma), a Marta Vincenzi (Sindaco di Genova), a Michele Emiliano (Sindaco di Bari), ad Andrea Gnassi  (Sindaco di Rimini), a Giuliano Pisapia (Sindaco di Milano). Ha partecipato alla elaborazione del SEAP per Roma Capitale, e alla elaborazione della domanda e susseguenti attività negoziali per il programma di assistenza tecnica E.L.E.N.A. per Roma Capitale. E’ stato consulente informale della direzione del dipartimento ambiente e del dipartimento energia della Regione Siciliana,  nella cui posizione ha partecipato fra le altre cose, alla elaborazione del Piano Energetico Ambientale regionale, PEARS. E’ coordinatore della piattaforma per la terza rivoluzione  industriale con dirigenti delle le principali aziende, IBM, Philips. Acciona, Bouygues, Diamler, EPIA, UTC-Hydrogen solutions, Hydrogenics, AWEA. Ideatore e coordinatore del F.R.E.D.  Sicilia, forum regionale per l’energia distribuita costituito con CGIL Sicilia, Confindustria Sicilia, CNA, Confartigianato, Confocooperative, lega Coop, Federconsumatori, ANCE Sicilia, e CETRITIRES,  mirante a dare sostegno alle politiche energetiche distribuite su scala regionale. Ha speso 25 anni di vita professionale all'estero, principalmente a Bruxelles, dirigendo equipes composte  da professionisti di diverse nazionalità, e questo gli ha permesso di destreggiarsi nel coordinamento di  progetti e nella gestione di programmi internazionali in un ambiente multi-culturale e plurilingue, consentendogli  d vantare un vasto patrimonio d contatti professionali e personali con decisori politici amministrativi e imprenditoriali a tutti i livelli dell’Unione Europea e di numerosi stati  membri.