venerdì 30 novembre 2012

ENVINET



“Attraverso questo strumento vogliamo dare un contributo alla tutela dell'ambiente ed alla affermazione del modello di sviluppo sostenibile”. Così leggiamo sul sito Envinet e questo ci è sufficiente per promuoverlo in questi spazi. Ci sentiamo dunque nelle condizioni idonee di segnalare questo interessante progetto on line che si occupa di ambiente a 360° attraverso la condivisione e lo scambio di punti di vista su tutto ciò che ruota attorno al mondo della green economy, dell’ambiente, dell’ecosofia e dell’ecocompatibilità. Consigliamo non solo di iscriversi, ma di partecipare ai numerosi gruppi di discussione attivati sul portale.

 

giovedì 29 novembre 2012

Energia e ambiente, priorità per l'Italia. Impatto ambientale, diminuire il consumo di energia



“Puntando sull’autoproduzione di energia elettrica si può realizzare una conseguente riduzione di consumi energetici e quindi attuare un nuovo stile di vita attento all’impatto ambientale. Da tempo il tema della salvaguardia dell’ambiente è diventata uno strumento di marketing per molte aziende che in realtà producono elettricità inquinando. Da una ricerca affidata alla società Nextplora, e voluta da Ener20, la prima società privata italiana per numero di impianti fotovoltaici (tutti su edifici e solo sul tetto di piccoli clienti), emerge che gli italiani sono pronti ad utilizzare energie alternative: a pensarla così è il 37% degli intervistati. In particolare, i più convinti sono coloro che hanno tra i 35 e i 45 anni (40%), i residenti al Sud e Isole (41%) o al Nord (40%) in comuni medio piccoli o grandi (entrambi al 42%). Al secondo posto tra le iniziative più innovative per diminuire il consumo di energia riducendo l’impatto ambientale si posiziona, secondo gli intervistati, l’utilizzo di energie alternative. Al terzo posto della ricerca risulta l’utilizzo dell’auto elettrica: per il 16% degli italiani intervistati potrebbe essere questo un buon modo per raggiungere un Paese più green.”

Intervento di Maria Zenoli che continua su Edilia 2000 qui

mercoledì 28 novembre 2012

L’ecosofia - Ecologia di Guido Chelazzi e Giacomo Santini (Giunti). Intervento di Vander Tumiatti (Imprenditore e Fondatore Sea Marconi Technologies)



Partiamo da alcuni interrogativi semplici ma fondamentali prima di introdurre il discorso sul libro preso in esame in questa sede: è possibile produrre elettricità con le onde del mare? Perché nello spazio ci sono i rifiuti? Qual è il significato dell’espressione “effetto serra”? Come possiamo far fronte alla mancanza d'acqua potabile? Perché è ritenuto fondamentale che le api non scompaiano? Anche la natura ha in sé un potenziale di inquinamento? Che cosa sono le energie rinnovabili? Tutta questa serie di domande, e molte altre che verrebbe spontaneo porsi, rientrano in quella Macro Categoria discussiva che va sotto il termine di Ecologia. Oggi, in verità, gli statuti di questa disciplina sembrano tutt’altro che risolti o avviati ad un termine, soprattutto se si pensa che accanto a discipline come per l’appunto l’Ecologia, si stanno sviluppando branche teoriche come l’ “Ecosofia” che, in poche parole, sarebbe una lente d’indagine filosofica sull'"abitare la terra", ovvero dell’agire il  mondo con un approccio nuovo, sviluppando soprattutto una sensibilità diversa, capace di renderci più consapevoli, nel rispetto della natura e delle persone.
L'Ecosofia sbalza in un colpo solo il grezzo antropocentrismo, rivelandosi una sorta di neo-umanesimo ambientalista post-meccanicistico. Un sapere che trova i suoi “padri” in teologi come Buber, uomini di pace come Gandhi, scienziati come Einstein, scrittori come Coetzee. Profonde boccate di tutta questa atmosfera l’ho respirata in un bellissimo libro di Guido Chelazzi, Alfredo Provini e Giacomo Santini – i primi due docenti ordinari, il terzo ricercatore presso le università di Milano e di Firenze -  dal titolo “Ecologia”, edito da Giunti, e nel quale gli autori, seguendo un percorso di coerenza argomentativi di grande capacità divulgativa e senza venire meno ai rigori della scienza, mantengono intatta una certa piacevolezza di lettura  e una grande godibilità, grazie anche alla ricchezza di immagini d'alta qualità, propedeutiche al testo. Gli autori, che con questo libro introducono i concetti e i metodi fondamentali dell’ecologia come scienza della vita nell’ambiente, hanno maturato esperienze didattiche nei corsi di laurea in Scienze Biologiche e Scienze Naturali, vale a dire in ambiente accademico; ciononostante  il testo è stato scritto avendo presente non soltanto la platea degli “addetti ai lavori”, ma anche il pubblico, assai più ampio, di coloro che necessitano  di formazione ecologica fondamentale in altre aree tecnico-scientifiche, come Scienze Ambientali, Biotecnologie, Ingegneria per l'ambiente e il territorio, Agraria, Economia ambientale. Il libro è suddiviso in tre sezioni: la prima è “Ecologia degli organismi” e  analizza gli effetti delle condizioni sulla funzionalità degli organismi, sulla loro distribuzione spaziale e sul loro rapporto con le risorse; la seconda è “Ecologia delle popolazioni”  e tratta dei metodi per studiare l’ecologia delle popolazioni, i fattori ambientali e la dinamica che le riguardano, la competizione interspecifica, le relazioni tra i consumatori e le loro risorse biotiche, gli effetti dell’eterogeneità spaziale, le applicazioni dell’ecologia delle popolazioni; l’ultima, invece, “Ecologia delle comunità e degli ecosistemi”  esamina la struttura delle comunità, il loro ruolo nell’ambiente e nel tempo, i fattori che spiegano l’eterogeneità delle comunità, le relazioni preda-predatore che si realizzano al loro interno, le reti trofiche e i trasferimenti di energia nelle comunità, l'ecosistema e la circolazione dei nutrimenti al suo interno. “Ecologia” quindi si candida a rappresentare un utile riferimento anche per chi, a prescindere dal suo background formativo, scientifico o umanistico che sia, desideri acquisire una conoscenza dell’ecologia più approfondita e razionale, una bussola affidabile per orientarsi nel sempre più complesso ed articolato dibattito sulle modificazioni in atto nei sistemi naturali, sull’inquinamento, le trasformazioni dell’habitat, l’eccessivo sfruttamento delle popolazioni naturali, la progressiva e preoccupante riduzione della biodiversità. Eppure “Ecologia” non è un libro alla moda, come qualcuno potrebbe pensare, ma punto di riferimento per comprendere questa recente disciplina che parla di cicli biologici, geologici e chimici che collegano diversi testi e contesti ambientali della Terra agli organismi che la popolano, giungendo a considerare i problemi dell'inquinamento e del cambiamento climatico, della biodiversità e delle loro ricadute su tutti gli organismi che vi abitano. Definizioni ed ermeneutiche metodologiche necessarie a comprendere il metodo di un’indagine sempre più affascinante e sempre più nuova.

(intervento di Vander Tumiatti apparso su Paese Nuovo del 15 maggio 2012)

martedì 27 novembre 2012

iFelv i Quadricicli elettrici del futuro. Presentazione in Abruzzo

 

http://forwardelectricvehicle.com/ I quadricicli elettrici della IFELV S.R.L. vengono presentati alla Camera di Commercio di Chieti. Un successo filmato da Rete 8 per i veicoli elettrici del futuro.

lunedì 26 novembre 2012

LIPU e Corpo Forestale siglano una convenzione per la tutela dell’ambiente



Ieri è stata una giornata molto importante per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente nel nostro territorio. Il Corpo Forestale dello Stato e la LIPU hanno infatti siglato una convenzione per impegnarsi insieme su diverse tematiche, come la tutela dell’ambiente, una migliore educazione dei cittadini a riguardo ma anche la lotta al bracconaggio.

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domenica 25 novembre 2012

Art'Eco, dai rifiuti all'arte in mostra nella Capitale



“Imparare a riciclare giocattoli e plastica, o rimettere in sesto vecchie biciclette. Trasformare sacchi dell’immondizia in borse, vecchi auricolari in orecchini. Dagli oggetti di design a quelli di uso quotidiano fino a vere e proprie opere d’arte: i rifiuti si trasformano in materia prima per realizzare creazioni originali in grado di coniugare creatività e rispetto per l’ambiente. In puro spirito Zero Waste, parte oggi Art'Eco, l’arte del RiUso, il villaggio dell’ecosostenibilità con cui Ama partecipa alla Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti. Fino al 25 novembre il centro culturale Elsa Morante di Roma, XII Municipio, ospita un percorso espositivo e una serie di laboratori aperti al pubblico.(…)”.

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sabato 24 novembre 2012

Video Ecomondo: Ministro Passera, nuovi incentivi sulle rinnovabili

 

Incentivi complessivi per 900 milioni annui per l'efficienza energetica a favore di famiglie e pubbliche amministrazioni. L'annuncio dal ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, ospite degli stati generali della Green Economy a Ecomondo, presso Rimini Fiera. Giovedì 8 novembre la presentazione del nuovo conto termico che prevede un incentivo che coprirà il 40% dell'investimento e che verrà erogato in due anni, in cinque per gli interventi più onerosi. Il decreto ministeriale, che passa ora all'esame della Conferenza unificata, si propone l'obiettivo di dare impulso alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Il ministro Passera ha risposto anche a chi gli chiedeva un commento sul tema della produttività, alla luce dell'intesa raggiunta mercoledì tra grandi e piccole e medie imprese.

venerdì 23 novembre 2012

“Muovere l'economia non sarà un'impresa” di Ivan Stomeo per i tipi di Kurumuny. Intervento di Vander Tumiatti (imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies). Il libro si presenta alla Città del Libro di Campi 2012



E’ ormai da qualche anno che frequento il Salento, che ho avuto il privilegio di osservare nella sua complessità, nella sua bellezza, nelle sue tante lacune su più fronti, dalla comunicazione in materia di ambiente (mi rivolgo espressamente a questo settore dal momento che mi occupo per motivi di lavoro di energie alternative e di “green economy”), agli investimenti, al turismo. Ma sono convinto che prima o poi emergerà con forza un interesse a risolvere almeno i problemi maggiori di queste terre e si potrà lavorare con più serenità ed efficienza.
Col passare del tempo certi luoghi, certi nomi, mi sono sempre più familiari, ma soprattutto riesco a individuare pubblicazioni virtuose che fanno davvero grande il Salento. E’ questa disposizione d’animo che ha fatto sì che mi imbattessi in un delizioso prodotto editoriale dal titolo “Muovere l'economia non sarà un'impresa” di Ivan Stomeo per i tipi di Kurumuny. Ivan Stomeo vive a  Melpignano (Le), è geometra alle dipendenze di ASI Lecce e da sempre opera nell’ambito della .
politica. Ciò gli ha consentito di essere eletto sindaco della piccola comunità “greca” dove vive; fa inoltre parte del Consiglio direttivo dell’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi e del Consiglio direttivo e dell’Ufficio di Presidenze dell’Associazione Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia.  L’area di interesse propria del volume in questione copre un’area geografica e umana molto interessante, ovvero quella della Grecìa Salentina, e nello specifico si fa riferimento ad una illuminata sinergia tra politica, impresa e amministrazioni,  verificatasi nella splendida Melpignano, nota nel mondo come patria della notte della Taranta.
Un libro, questo, che rappresenta un monito forte e deciso verso chi ha il controllo della “stanza dei bottoni” a livello provinciale, e regionale, quasi a voler sottolineare che la volontà e le energie per cambiare le cose nel Salento ci sono, e forse si potrebbe partire proprio da Melpignano.  Interessante per meglio comprendere la texture dei contenuti presenti nell’opera di Stomeo, riportare un estratto dalla prefazione di Giuliano Poletti (Presidente di Legacoop): “ (…) Il colloquio con Ivan, presente a Cefalù in rappresentanza dell’Associazione dei Borghi Autentici, la sua attenzione e il suo entusiasmo furono per me uno stimolo importante ad accelerare la definizione del progetto. Uno stimolo presto confermato dall’incontro che tenemmo subito dopo a Roma con gli altri dirigenti di AssoBAI. Ivan ci parlò del progetto che aveva avviato a Melpignano, per il fotovoltaico diffuso sui tetti. E ci chiese e ci propose di realizzarlo in forma cooperativa. Cominciammo a ragionarci su insieme e ne fummo anche noi convinti ed entusiasti: intuimmo che rappresentava un affascinante allargamento dei campi di azione che avevamo fin allora pensato per le cooperative di comunità, e che, pur presentando incognite e difficoltà, meritava di essere sostenuto e sperimentato. E partimmo, quindi, con gli incontri a Melpignano.  Come Ivan, anche gli altri promotori dell’iniziativa e la comunità tutta di Melpignano sono stati per noi una felice scoperta. Come tanti in Italia, avevamo sentito parlare della Notte della Taranta, e sapevamo del grande successo ottenuto dai comuni della Grecìa salentina – con Melpignano in testa – col recupero e la riproposizione in chiave moderna di una importante tradizione culturale. Ma poi, nei mesi successivi, le diverse iniziative tenute a Melpignano ci hanno consentito di entrare in contatto diretto con un’amministrazione locale attiva ed efficiente, davvero al servizio della sua gente e con tante persone disponibili a impegnarsi direttamente per lo sviluppo territoriale e il benessere della propria comunità. È stata una gran bella esperienza, culminata nello straordinario pomeriggio di luglio in cui è nata, nella bellissima piazza principale, la Comunità Cooperativa di Melpignano, con i 71 soci fondatori che per tre ore di fila, insieme al Sindaco intervenuto in rappresentanza del loro Comune, hanno ascoltato attenti e partecipi la lettura dell’atto costitutivo e le spiegazioni del bravissimo notaio De Donno. Mai mi era accaduto finora di veder costituita una cooperativa in piazza: a pensarci bene, il luogo più giusto per la nascita di una cooperativa di comunità. Un’altra delle felici intuizioni di Ivan e degli altri promotori!”. Tra gli obiettivi che si è data la cooperativa vi sono la riduzione dei consumi energetici incentivando l’utilizzo della bio-architettura, delle tecnologie dolci, e del risparmio energetico, la riduzione degli sprechi di acqua potabile, la riduzione dei gas-serra e dell’inquinamento atmosferico, l’aumento della raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti. Termino con una precisazione che avvalora ulteriormente il progetto: il ricavato della vendita del libro sarà devoluto al fondo “Genius Loci” dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia, dedita a sostenere piccoli progetti pilota delle comunità dei borghi.

Ci sarà la presentazione del libro "Muovere l'economia non sarà un problema" di Ivan Stomeo (Kurumuny Edizioni) domenica 25 novembre 2012 ore 18,30 nell'ambito di Folk Book la rassegna delle tradizioni e della memoria voluta fortemente da “La Citta del Libro 2012", giunta alla XVIII edizione.  Dialogano con l'autore Anna Chiriatti (Kurumuny) e Carmelo Rollo (Presidente Legacoop Puglia). Il luogo della presentazione è la  Sala Pinocchio al quartiere fieristico di Campi Salentina.


(questo  intervento di Vander Tumiatti è apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 29 maggio 2012)

giovedì 22 novembre 2012

Eni inaugura il cantiere del nuovo Green DC - Eni inaugurates the site of the new Green Data Center

 

Unico in Italia nel suo genere, il progetto prevede l'unificazione di tutti i sistemi IT Eni di elaborazione dati e High Performance Computing con l'obiettivo di migliorare l'efficienza energetica, ottimizzare i costi e contribuire a ridurre le emissioni di CO2.

The only project of its kind in Italy, the Green data Centre aims to unify all of Eni's IT systems for data processing and high performance computing with a view to improving energy efficiency, optimising costs and reducing CO2 emissions.

mercoledì 21 novembre 2012

STOP AI BLACK OUT ELETTRICI E AI DISSERVIZI DI RETE



E’ questo l’obiettivo da raggiungere, attraverso una strategia di sistema. In Italia un parco trasformatori da 5-8 miliardi, ma i rischi di danni indiretti da esplosioni, incendi, o altro, valgono da dieci a venti volte di più. E pesano pure sulla nostra bolletta. Fatti recenti, come il black out che ha lasciato al freddo e al buio milioni di newyorkesi al passaggio di Sandy hanno riproposto con forza il problema dell’affidabilità del sistema elettrico in un mondo che ne è sempre più dipendente. Molti ricorderanno lo sconcerto in cui fu gettata l’Italia nel 2003, per via della pur breve interruzione elettrica causata dalla temporanea caduta delle linee elettriche internazionali.
Questo argomento è stato al centro del meeting internazionale “Mytransfo 2012” che si tiene a Torino oggi e domani, presso il Museo dell’Automobile, a cura della società torinese Sea Marconi Technologies. Al summit, giunto quest’anno alla sua sesta edizione, prendono parte esperti dei big mondiali dell’elettricità provenienti da tutto il pianeta.

Solo negli ultimi anni nel mondo si sono verificati almeno sei grandi black out: in Brasile, Giappone, India, Stati Uniti, Australia e Cina. Un altro era sul punto di accadere in Germania ma è stato evitato all’ultimo istante. “ Il problema” – sostiene il professor Massimo Pompili, docente alla Sapienza di Roma – “è che le grandi reti elettriche sono sempre più esposte a perturbazioni che possono scaturire da una molteplicità di eventi, a causa della loro crescente complessità e della diffusione delle cosiddette “smart grid”.
L’ultimo black out cinese, ad esempio, è stato causato dal distacco simultaneo di cinque centrali eoliche, il che ha provocato un improvviso e drastico “buco” nella fornitura di energia. A ciò si aggiungono i guasti che possono coinvolgere quegli speciali componenti di rete (fondamentali, ma pressoché sconosciuti ai più) che vanno sotto il nome di “trasformatori”.

Nel corso dei lavori si è discusso di come prevenire o mitigare tali rischi. “Stiamo rivedendo le regole allo scopo di dotarci di strategie e piani di sistema che ci aiutino a capire quando sta per verificarsi il distacco degli impianti e trovare una soluzione rapida al problema” sottolinea Vander Tumiatti -.fondatore di Sea Marconi Technologies e imprenditore – “il punto è ridurre il rischio privilegiando la prevenzione, piuttosto che la protezione”. Essenziale a questo proposito è l’adozione del “Life Cycle Management”, ovvero una procedura per la valutazione del ciclo di vita delle apparecchiature.
Saremo così in grado di comprendere quale rischio reale, per la collettività ma anche per le finanze delle imprese, esse rappresentino”. Senza dimenticare che i disservizi che possono derivare da questi cruciali componenti gravano anche, attraverso specifiche voci, anche sulla nostra bolletta elettrica.


Sul web  

A TORINO IL SUMMIT MONDIALE DEI BIG DELL’ ENERGIA



Il 21 e 22 novembre Torino ospita “My Transfo 2012”, la conferenza internazionale per la protezione del parco trasformatori strategici in olio dei sistemi energetici. Torino, 21-22 novembre 2012. E’ il Centro Congressi del Museo Internazionale dell’Automobile a fare da scenario alla sesta edizione di “My Transfo 2012”, cui partecipano i più autorevoli esperti internazionali di settore ed i delegati dell’energia mondiale (EDF, Enel, Terna, National Grid, Electrabel, GDF-Suez, Edison, Edipower, Iren, Siemens, ABB, ecc.) di 4 continenti e 22 paesi. “My Transfo 2012” è la più importante conferenza per la gestione e la protezione dei parchi trasformatori & apparecchi strategici con fluidi isolanti dei sistemi energetici (generazione ,trasporto, distribuzione ed uso dell’energia nelle utilities, nell’industria ,nei servizi e difesa) in conformità ai requisiti dello sviluppo sostenibile (RIO+20), dello stato dell’arte, delle leggi e delle norme tecniche di settore.
Nella conferenza vengono presentate le esperienze internazionali, le migliori tecniche disponibili (BAT) e le migliori pratiche ambientali (BEP) per migliorare la sicurezza e l’affidabilità dei sistemi energetici, per la prevenzione e/o mitigazione dei rischi tecnologici, per i lavoratori, la salute pubblica e l’ambiente. Lo scopo della conferenza è quello di stimolare lo scambio di esperienze nella gestione intelligente del ciclo di vita (Smart LCM) di parchi macchine per arrivare a formalizzare nuove norme tecniche aggiornate e linee guida efficaci da implementare con le migliori soluzioni sostenibili sotto il profilo tecnico-scientifico, economico, ambientale e sociale.
I temi di particolare priorità sono le tecniche per prevenire i danni diretti (degrado e/o guasti con danni alle macchine e persone), i danni indiretti (mancata produzione di energia, black-out) ed i danni ambientali (contaminazioni di matrici ambientali per perdite ,scoppi e/o incendi di oli e di sostanze pericolose e/o persistenti come i PCBs, i PCCDDiossine, PCDF-Furani, POPs, PCA, ecc.).
La scorsa edizione, ospitata nel 2010 presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino e con la introduzione plenaria del Prof. Francesco Profumo - ex Rettore (ora Ministro del MIUR) ha ricevuto consensi unanimi. Le numerose novità introdotte hanno contribuito a rendere l’evento più dinamico con maggior interazione fra i partecipanti e gli esperti. A creare nel 2002 “My Transfo”, è stato Vander Tumiatti, Imprenditore e Fondatore della Sea Marconi (1968) ed esperto internazionale di settore (IEC,CENELEC, CIGRE, PEN-UNEP, Membro IEEE;ACS, ecc.). Sea Marconi, principale Sponsor della Conferenza, è una PMI innovativa di Torino le cui attività principali sono la ricerca, le tecnologie, i servizi ed i prodotti per l’energia & ambiente, con oltre 3000 clienti (in tutti i settori merceologici utilities, industria, servizi e difesa) in 40 paesi. Dal 2002, con frequenza biennale, da sempre a Torino (Italia), “My Transfo” è un’opportunità unica di confronto, di valorizzazione e di aggiornamento tecnico-professionale che determina un positivo impatto per tutti gli operatori di settore, per gli assicuratori, per le relazioni sociali ed istituzionali e per gli stakeholders coinvolti nella gestione del ciclo di vita (25-40 anni circa) dei parchi trasformatori ed apparecchi con fluidi isolanti (oltre 500.000 unità in Italia) dei sistemi energetici, capillarmente diffuse nel territorio e di grande valore economico di rimpiazzo (oltre 5-8 miliardi di
Euro).

Info

martedì 20 novembre 2012

“Salento Km0 – Guida alle Aziende Agricole sostenibili e alle Antiche Varietà del Salento” (Lupo Editore)



L’Associazione Nadir, in collaborazione con Meditfilm, annuncia l’uscita del progetto editoriale “Salento Km0 – Guida alle Aziende Agricole sostenibili e alle Antiche Varietà del Salento” edita da Lupo Editore. Si tratta di una pubblicazione che affronta temi cruciali della modernità come alimentazione, ambiente, agricoltura, attraverso un viaggio nel Salento sostenibile. Vengono raccolte le esperienze delle aziende agricole e dei produttori che praticano l’agricoltura biologica, biodinamica o sinergica e che vendono i loro prodotti direttamente in azienda, a “chilometro zero”. Questo affascinante viaggio, offre inoltre uno spaccato di quelle esperienze che operano per la tutela e la salubrità del territorio, non solo in termini di produzione, ma anche di distribuzione: i G.A.S., Gruppi di Acquisto Solidale, attivi in provincia di Lecce, che promuovono un consumo consapevole, attento all’ambiente, alla salute e anche all’economia locale. Ma se queste esperienze possono considerarsi in un certo senso un’avanguardia, l’identità salentina affonda le radici anche nella sua grande e ricca storia agricola. Il viaggio di “Salento Km0” si ferma dunque a riflette sulle nostre “radici alimentari”, addentrandosi in una ricerca agro-archeologica e antropologica sulle antiche varietà vegetali selezionate nel Salento e per il Salento dai nostri antenati, attraverso centinaia di anni di osservazione, selezione e conservazione. Il motore di queste esperienze è una forte volontà di ri-significazione del mondo rurale, attraverso la nascita e l’affermazione di rapporti nuovi tra campagna e città e nuove relazioni comunitarie di reciprocità e orizzontalità. Una Guida rivolta a tutti coloro che cercano prodotti di qualità e a chiunque sia interessato alla conoscenza e alla tutela ambientale e del proprio territorio.

lunedì 19 novembre 2012

Efficienza energetica Green Economy, Energy Green Work, 1° video



L'ideale è fare in modo che Il risparmio energetico attuato dai singoli consumatori contribuisca alla riduzione delle emissioni inquinanti, e nello stesso tempo tagli la spesa energetica delle famiglie. Se per fare questo si impiegano persone altrimenti disoccupate, si incrementa la produzione di dispositivi che creano ulteriore nuova occupazione e si tutela l'ambiente si raggiunge un risultato completo. È possibile risparmiare fino al 50% dell'energia scegliendo con scrupolo le apparecchiature che acquistiamo e adottando alcuni semplici accorgimenti quando li utilizziamo (Fonte ENEA).

domenica 18 novembre 2012

COME LA LANA DELLA SALAMANDRA …



Un problema ancora tutto da risolvere nel nostro Bel Paese, che provoca migliaia di morti e ogni giorno nuovi ammalati. Già, un problema scottante anche a un quarto di secolo dalla chiusura della fabbrica degli “orrori” a Casale Monferrato, dove l'amianto dell'Eternit continua inesorabile a mietere vittime. Un dramma che ha attraversato più generazioni, radendo letteralmente al suolo un’intera città. Dopo molti anni di lotte, i familiari delle vittime, insieme ad una agguerrita schiera di caparbi sindacalisti, medici, avvocati e amministratori, sono finalmente riusciti a ottenere, al termine di due anni di dibattimento, che gli eredi delle dinastie che hanno costruito le proprie fortune sull'amianto non potranno più nuocere a nessuno. Una vicenda amara e terribile che non riguarda soltanto Casale, ma tutto il mondo. Perché la fibra-killer non è ancora del tutto illegale in molti paesi dove di amianto si continua a morire. Anche per questo, sul "processo del secolo" e sulla ormai leggendaria sentenza del 13 febbraio 2012 a Torino, si sono concentrate le attenzioni internazionali.
Di tutto ciò tratta l’interessante lavoro di Giampiero Rossi per i tipi di Melampo, dal titolo “Amianto”,  il quale torna a parlare di un argomento forte, ma che non trova purtroppo facili soluzioni sia sul piano legale, sia su quello etico ed economico. Giampiero Rossi, giornalista, è caporedattore del settimanale «A», dopo essere stato 17 anni cronista de «l’Unità» e dopo aver esordito al mensile «Società civile». Ha pubblicato “La lana della salamandra, la vera storia della strage dell’amianto a Casale Monferrato” (Ediesse, 2008), tradotto in Brasile, Spagna, Messico e Francia, per il quale ha ottenuto il Premio Cronista “Piero Passetti”.
Perché questo titolo? Si sa che fin dai tempi antichi, l’amianto veniva impiegato a fini «magici» e «rituali». Per la sua caratteristica di poter sfidare le fiamme impunemente, era assimilato dalle credenze popolari alla salamandra, animale ritenuto refrattario al fuoco, al punto di poterlo attraversare senza danni.
Ma la lana della salamandra è anche al centro di un piccolo giallo. In una lettera al Fatto quotidiano, infatti, Rossi ha messo a confronto i suoi scritti sull’amianto e alcuni passaggi del monologo di Saviano nel suo recente show de La7, giungendo a una conclusione: l’autore di Gomorra lo ha plagiato. E lo avrebbe fatto non solo nelle linee generali, ma anche nei particolari, riportando fatti o situazioni di cui v’è riscontro solo nei suoi libri. Si tratta evidentemente di dispute che nascono anche dal sempre più facile accesso alle informazioni consentito dal web e dalla sostanziale condivisione di punti di vista su temi di così grande interesse sociale.
Oltre che di questo libro Rossi è autore anche de “Il lavoro che ammala” (Ediesse, 2010). Insieme a Simone Spina, in precedenza aveva scritto “Lo Spaccone. La vera storia di Umberto Bossi” (Editori Riuniti, 2003) e “I Boss di Chinatown. La mafia cinese in Italia” (Melampo, 2008). Successivamente, invece, e sempre a più mani è stato autore, assieme a Mario Portanova e Franco Stefanoni, di “Mafia a Milano. Sessant’anni di affari e delitti” (Melampo, 2011). Le pagine che ho avuto modo di leggere con attenzione hanno il colore del giornalismo d’inchiesta di altri tempi e una forte carica deduttiva, propria di tutte quelle storie autentiche e fin troppo forti raccontate attraverso la viva voce dei protagonisti. La scrittura di Rossi è chiara, velata da un pizzico di lirismo poetico, ma incisiva proprio come deve esserlo la penna che vuole fare chiarezza su ferite ancora aperte in Italia.  Ciò che emerge è che la cronaca supera talvolta anche la più fervida immaginazione mentre il cinismo, spesso e volentieri, la fa da vero padrone.


AMIANTO DI GIAMPIERO ROSSI (MELAMPO). INTERVENTO DI VANDER TUMIATTI APPARSO SU PAESE NUOVO DEL 27 GIUGNO 2012

sabato 17 novembre 2012

Ecco l'accordo tra Ministero dell'Ambiente e Lamborghini



Siglato l'accordo tra il ministero dell'Ambiente e Automobili Lamborghini per l'avvio di una collaborazione volta a promuovere iniziative dedicate alla valorizzazione della sostenibilità ambientale dei processi produttivi e dei prodotti. Il programma di collaborazione . il primo in assoluto in Italia nel settore automobilistico – è stato sottoscritto oggi, alla presenza di autorità istituzionali e media, dal Ministro Corrado Clini e dal presidente e AD Lamborghini, Stephan Winkelmann. Con tale accordo si intende definire una metodologia per l'analisi e la contabilizzazione del totale delle emissioni di CO2 prodotte durante le fasi di realizzazione delle monoscocche e delle parti in fibra di carbonio, nell'ottica di una loro riduzione e/o neutralizzazione.

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venerdì 16 novembre 2012

Ecomusei del Salento - Un libro assolutamente da leggere!



L’argomento di cui desidero parlarvi oggi è una pubblicazione dedicata ad un tema un po’ particolare, quello dei cosiddetti “ecomusei”. Proprio in questi giorni ho infatti avuto il piacere di imbattermi in un libro, edito da Franco Angeli, che reputo degno di grande considerazione. Mi riferisco all’ultimo lavoro di Francesco Baratti, dal titolo: “Ecomusei, paesaggi, e comunità. Esperienze, progetti e ricerche nel Salento”. Francesco Baratti, architetto e archeologo con un background non indifferente, progettista di numerosi parchi e musei del Salento, ha realizzato il Museo diffuso di Cavallino, il Parco dei guerrieri di Vaste, l'Ecomuseo dei paesaggi di pietra di Acquarica.
L’autore ha insegnato per diversi anni Archeologia del paesaggio all'Università del Salento ed oggi collabora con la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell'Ateneo salentino. Ecomusei, paesaggi e comunità è (a dire delle numerose segnalazioni uscite su questa pubblicazione) l’espressione più aggiornata e matura del suo lavoro e percorso di ricerca. Si tratta di un’opera che si concentra soprattutto nella ricerca di percorsi analitici in grado di produrre un’attiva partecipazione di gruppi sociali localizzati, sia di micro sia di macro proporzioni, volti ad attivare processi di sensibilizzazione nei confronti principalmente del patrimonio ambientale locale salentino.
Si tratta di un lavoro che si rivolge non solo agli addetti ai lavori dell’ambiente, ma anche a urbanisti, operatori culturali, architetti, economisti, che debbono prendere su di sé “l’onere” e l’onore morale di farsi “ermeneuti” di una sfida a tutti gli effetti. La tutela del paesaggio, e soprattutto con quali strumenti e attività è possibile realizzarla, pone spesso questioni che non sempre sono in grado di generare una semplice risposta e forse tutto deve partire dal tentativo di riflettere sulla possibile costruzione di una nuova e differente società del paesaggio dove politici, cittadini, imprenditori, si sollecitano vicendevolmente a tenere in diverso conto il patrimonio culturale che un paesaggio offre. Dunque, la proposta teorico-formale di Baratti rivolta alla società civile e imprenditoriale salentina tutta, è che realizzi un modello locale autostenibile, che responsabilmente provveda a sorvegliare, proteggere, e tramandare una specie di  eco-memoria, ovvero la costruzione di una progettualità della preservazione a lunga scadenza, che valga quindi per le future generazioni che abiteranno il paesaggio.
Una particolarità interessante di questo libro è il forte accento posto da Baratti sul ruolo che debbono svolgere, nell’ambito di questo processo, i singoli individui. A ciascuno si chiede, infatti, di contribuire responsabilmente alla valorizzazione e alla preservazione dei beni che appartengono alla comunità: il paesaggio, la memoria, i luoghi, modi e stili di vita degli abitanti, il patrimonio edilizio, la produzione di beni e servizi adattati alle domande e ai bisogni delle persone. Presupposto di questa responsabilizzazione è però un profondo e radicale cambiamento culturale, che dalla spoliazione del territorio conduca alla comprensione e valorizzazione delle sue innumerevoli peculiarità e risorse.  
Ma quello che mi ha incuriosito particolarmente di questo libro è la sua ibrida modalità espressiva: a volte ho avuto l’impressione di leggere un avvincente diario di bordo, a volte un rigoroso saggio scientifico. Se posso dare un consiglio ai suoi lettori, è quello di i soffermarsi soprattutto sulle esperienze dei laboratori ecomuseali sorti in provincia di Lecce con l’intento di restituire  alle diverse comunità di cittadini le proprie tradizioni, la propria cultura a partire proprio dai contesti paesaggistici. Per Baratti inoltre è fondamentale la sinergia con l’archeologia come prassi metodologica per la tutela del patrimonio ambientale, e senza la quale i rischi di errori, anche gravi, a livello tutelativo per il paesaggio e l’ambiente sarebbero davvero tanti. Libro assolutamente da leggere.

“Ecomusei, paesaggi, e comunità. Esperienze, progetti e ricerche nel Salento” di Francesco Baratti edito da Franco Angeli. Intervento apparso su Paese Nuovo del 6/11/2012 di Vander Tumiatti (Imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies)

mercoledì 14 novembre 2012

Trivelle d'Italia. Perché il nostro paese è un paradiso per petrolieri di Pietro Dommarco. Prefazione di Mario Tozzi. Con un'intervista a Maria Rita D'Orsogna (Altreconomia Edizioni). Intervento di Vander Tumiatti (Imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies)



Di recente mi sono imbattuto in un libro che affronta questioni piuttosto delicate, come la questione delle trivellazioni per la ricerca del petrolio nel nostro paese. Faccio riferimento al bel lavoro di Pietro Dommarco dal titolo “Trivelle D’Italia” edito da Altreconomia edizioni. Intanto stiamo parlando di una firma autorevole in ambito ambientale dal momento che Dommarco è scrittore e giornalista freelance, con una propria specializzazione in tematiche ecologiche  inerenti all’ambiente e alla sua tutela, collabora con il mensile Altreconomia e da tempo gestisce e cura il blog www.pietrodommarco.it, che invito a seguire dal momento che offre puntualmente innumerevoli spunti di riflessione. Se definissimo il nostro Bel Paese come un gruviera dove sia in terra che in mare i “buchi” sono all’incirca mille, non sbaglieremmo, e non cadremmo in errore se ci ponessimo per un attimo la domanda di quanto può durare ancora l’economia fossile, non solo in Italia, ma anche a livello planetario. “Trivelle d'Italia” cerca di  spiegare perché i petrolieri hanno alle nostre “latitudini” la libertà di perforare la terra e i fondali italiani non solo liberamente, ma anche con non piccole agevolazioni fiscali. Da noi le “percentuali di compensazione ambientale” sono rispetto al resto del mondo bassissime, ed ecco come vi siano più di un centinaio di concessioni e ben oltre mille pozzi attivi e produttivi. E nonostante questo sono più gli aspetti negativi che quelli positivi di una politica a dir poco “buonista” in tal senso, dal momento che di occupazione in più nemmeno l’ombra, e di tutela dell’ambiente nemmeno a parlarne. Quella di Pietro Dommarco rappresenta un’analisi che va giù in profondità e riesce con estrema lucidità e senza troppi giri di parole a fare una mappa dei tanti “micro Texas” d’Italia dal mare della Sicilia a Porto Marghera sino alla Bassa Padana. Quello naturalmente che viene con chiarezza quasi “urlato” dall’autore è che i petrolieri scelgono così tanto l'Italia perché la legislazione è molto permissiva tanto che i signori del petrolio sono quasi incentivati a proporre estrazioni dappertutto in quanto rispetto a qualsiasi altra nazione del mondo le royalties sono quasi inesistenti. Ben venga allora il lavoro impegnato di Pietro Dommarco, che fa un po’ di luce su questioni che vengono mantenute il più delle volte, in pesanti zone grigie d’informazione che lasciano all’oscuro di tutto la gente.

Dicembre 8, 2011. Per prelevare petrolio di scarsissima qualità al 12esimo livello (su 50 di max purezza) lo Stato Italiano ha ceduto la sovranità concedendo licenze di prospezioni e trivellazioni a compagnie straniere e finte nazionali in quasi tutte le Regioni, per derubare l’Italia delle sue ultime e profonde risorse energetiche. I danni ambientali che seguiranno a queste pratiche potranno essere irreparabili per decenni o secoli. Non vi saranno profitti per le popolazioni locali che saranno costrette a convivere in situazioni di inospitalità ed insalubrità.

Ecco cosa dicono la Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna e il Dr. Milan Roberto in “L’Italia preda delle trivelle texane”:

In questi ultimi anni l’Italia è tornata nel mirino delle ditte petrolifere di mezzo mondo. Che avessimo piccoli giacimenti di idrocarburi era noto già da molto tempo, ma questi non sono mai stati sfruttati perchè economicamente non conveniente. Il nostro petrolio è di qualità scadente, modesto in quantità, scomodo da estrarre perchè posto in profondità e in una nazione fortemente antropizzata, sismica e soggetta a subsidenza. Oggi si assiste ad una “rinascita” dell’attività petrolifera in Italia. Questo è dovuto senz’altro alla maggior richiesta da parte di India e Cina, al fatto che i migliori giacimenti mondiali sono in fase di esaurimento, a migliori capacità tecnologiche, e soprattutto al fatto che è facile speculare in Italia. Gli stessi petrolieri sulle loro comunicazioni interne parlano di facili guadagni in Italia, di basse royalties, di scarsa opposizione politica, di facilità nell’ottenere permessi ambientali e burocratici. Per esperienza, so che è cosi. Il popolo non è mai sufficientemente informato e spesso ne viene a sapere per caso o o ad affare fatto. I limiti per le emissioni di idrogeno solforato dalle raffinerie italiane è di circa 30ppm, a fronte di un limite massimo tollerabile per la salute umana di 0.5ppm come stimato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le royalties in terraferma sono del 10% e del 4% in mare. In Libia o in Norvegia ad esempio, lo Stato trattiene oltre l’80% dei guadagni ma anche in Canada, dove l’industria non è statale, le royalties sono di circa il 40%. In Italia fino al 2010 si poteva trivellare liberamente lungo le nostre coste, senza limiti. Dall’anno scorso e’ stata introdotta una zona franca di 5 miglia nautiche da riva. In California lo stesso è di 100 miglia da riva, per salvare turismo, pesca e qualità della vita. E’ evidente che in situazioni simili è facile venire in Italia e speculare. Non molti lo sanno, ma ci sono progetti per trivellare parchi, la laguna veneta, le coste siciliane, Pantelleria, le isole Tremiti, il Gargano, i campi del Montepulciano d’Abruzzo, la Pianura Padana, il tutto sul modello della già martoriata Basilicata, il primo esperimento italiano di trivelle a larga scala, iniziato 15 anni fa per opera dell’ENI. Nell’immaginario collettivo c'è l’idea che petrolio equivale a ricchezza, ma non è cosi. Dalla Lucania ogni giorno emergono notizie di petrolio subentrato nella catena alimentare, di rifiuti petroliferi smaltiti fra i campi, di sostanze di scarto che finiscono nelle dighe di acqua, di esalazioni di idrogeno solforato fuori da ogni limite accettabile per la salute umana, di agricoltura compromessa in certi luoghi, di pozzi di petrolio proposti nei pressi di ospedali e centri abitati, di scarsi controlli ambientali e fiscali. Tutte le statistiche Istat continuano a collocare la Basilicata fra le due o tre regioni più povere d’Italia, l’emigrazione aumenta, i giovani non hanno prospettive. Il clima è di forte omertà – la chiesa non si azzarda a parlare, i politici sono troppo timorosi di fare la cosa giusta, e la societa’ civile si sente impotente. L’ENI aveva promesso loro un monitoraggio ambientale che è’ stato messo su solo 12 anni dopo l’inizio delle trivellazioni e che a tutt’oggi è saltuario e incompleto. Non è accettabile, non è giusto.

(ntervento apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 30 giugno 2012)

martedì 13 novembre 2012

Bill Gates Talks About the Future of Energy

 

Bill Gates talks about the future of energy usage and his investments in alternatives to fossil fuels. He speaks with WSJ's Alan Murray at the 2012 ECO:nomics conference.

domenica 11 novembre 2012

Green Economy Animated

 

My Green Globe™ Productions, presents an animated video on the global green economy. "A green global phenomenon is taking place, transforming our green economy. An animated video explaining the green economy, the sustainability industry and its clusters such as, energy, smart grid, clean technology, water, agriculture, green finance and clean transportation."

sabato 10 novembre 2012

URBAN GREEN ENERGY



“UGE is a committed team of individuals working together towards one goal: to make the world a better place. We are “above the noise”—we hate pollution and use innovation to accomplish our mission. It’s not a question of politics, but of the environment and the choices humanity can make. We firmly believe in a greener and cleaner future. We do what we do because we care.   We envision a world where renewable energy is part of our daily lives. From the retired couple living in a secluded area off the grid to the campus of a Fortune 500 company seeking to offset its energy consumption, we offer the most versatile, innovative and reliable solutions to fit your needs. Focusing on alternative energy and innovation, today UGE is the world’s premier manufacturer of distributed wind and hybrid renewable energy solutions. With installations around the world performed by UGE’s Partner Network, together we are progressing towards change through the power of the wind and a focus on renewables. UGE and its staff believe in three core values: Be Green, Be Great, Have Fun.  We started UGE and work here because we believe in a greater future. We aim for nothing less than excellence in everything we do, and we do it with a smile. By following these three core values, we provide the most effective solutions for your energy needs and provide the best support in the industry. We look forward to working with you!


venerdì 9 novembre 2012

Eco & green car. Guida all'auto ecologica e sostenibile di Maurizio Melis (Il Sole 24 ore). Intervento di Vander Tumiatti (imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies)



I tempi cambiano come le mode, gli usi e i costumi. Ma al di là dei flussi e riflussi di carattere modaiolo, e dunque per definizione passeggeri e labili, vi sono cose che nel tempo hanno mantenuto uno status, una condizione, una simbologia, che definire granitici è poco. Per noi italiani, al primo posto in assoluto, e forse più della casa, vi è l’automobile. Tra il XIX e il XX secolo, al di là del boom industriale di questo specifico prodotto, la “questione automobile” appare più come una disputa di natura grammaticale: il Dizionario moderno di Alfredo Panzini all’epoca “recitava” in merito all’automobile che «Il genere maschile tende a prevalere». E che dire di Marinetti, ad esempio, che nel suo Manifesto del futurismo (pubblicato su Le Figaro del 20 febbraio 1909), scriveva all'articolo 4: «Un automobile da corsa [...] un automobile ruggente [...] è più bello della Vittoria di Samotracia.».

E di riferimenti di questo tipo ne potremmo certo citare a bizzeffe. Ma ora, quando si parla di automobile, si parla fondamentalmente di mobilità sostenibile, espressione che tende a indicare tutta quella serie di azioni connesse agli spostamenti da un luogo ad un altro (rimanendo sempre nell’ambito urbano) idonee a diminuire gli impatti ambientali sociali ed economici  prodotti dai veicoli privati. Per intenderci l'inquinamento atmosferico e le emissioni di gas serra, l'inquinamento acustico, il traffico congestionato derivato dal flusso di autoveicoli urbani, con tanto di degrado annesso, incluso il depauperamento del territorio causato dalla realizzazione di strade e delle relative infrastrutture. Un tema dunque di assoluta attualità, ma che a mio avviso meriterebbe approfondimenti maggiori, soprattutto con campagne di sensibilizzazione rivolte alla nuove generazioni, forse ancora in tempo per comprendere l’urgenza di operare al più presto con soluzioni green anche nell’ambito della mobilità.

Fortunatamente ci sono pubblicazioni come “Eco & green car. Guida all'auto ecologica e sostenibile” di Maurizio Melis, edito da Il Sole 24 ore che portano un po’ di luce tra le fitte maglie di un’informazione divulgativa non sempre chiara e imparziale. In questo libro assolutamente godibile, e accessibile a tutti grazie ad uno stile piano, fluido e chiarissimo, si viaggia attraverso le nuove frontiere della mobilità verde, dai veicoli elettrici, EREV, bifuel, full hybrid, plug-in e chi più ha più ne metta, con lo scopo di informare esaustivamente il lettore  su come il mondo dell’auto è in procinto di fare un vero e proprio salto di paradigma, con la consapevolezza che non stiamo parlando di anni ma forse di mesi. Ad oggi da Toyota e  Renault troviamo sul mercato numerosi modelli innovativi di auto elettriche e ibride. Anche se una vera svolta si potrà avere, una volta che si saranno superati alcuni non secondari problemi tecnici, con l’introduzione delle celle a combustibile ad idrogeno, una tecnologia assolutamente “green”, dato che i residui della combustione sono solo vapore acqueo e acqua. In attesa che queste ultime siano finalmente disponibili, il problema davanti a tanta offerta sarà quello di capire quale soluzione è la più vicina al rispetto dell’ambiente. Melis spiega il possibile e il plausibile in modo semplice e immediato rivolgendosi al lettore con la proposta di un punto di vista molto pratico.

( intervento apparso sul Quotidiano Paese Nuovo del 21 ottobre 2012)

giovedì 8 novembre 2012

Ecomondo: raddoppiare la raccolta dei rifiuti elettronici

Ecolight presenta un prototipo destinato a rivoluzionare il settore. Si chiama "RAEE Parking", è sviluppato all'interno del progetto europeo IDENTIS WEEE e realizzato dall'azienda bresciana ID&A

Automatico, vicino al cittadino e in grado di assicurare la tracciabilità dei rifiuti. È il nuovo RAEE Parking, l'innovativo prototipo per la raccolta dei rifiuti elettronici di piccole e medie dimensioni e delle pile esauste che il consorzio Ecolight presenta alla sedicesima edizione di Ecomondo (padiglione C7, stand 174). Progettato e realizzato dall'azienda bresciana ID&A, il prototipo è stato sviluppato nell'ambito del progetto europeo IDENTIS WEEE (Identification DEterminatioN Traceability Integrated System for Weee), che è finanziato all'interno del programma Life+ ed è promosso dal consorzio Ecolight, dalla multiutility Hera e dal consorzio spagnolo Ecolum. «L'obiettivo di questo progetto sperimentale è incrementare la raccolta dei rifiuti elettronici, in particolare quelli di piccole dimensioni che sono anche i più difficili da intercettare. Per fare questo sono stati studiati degli innovati metodi di raccolta per garantire anche una completa tracciabilità dei RAEE conferiti», premette il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio. Il RAEE Parking nasce con questi presupposti ed è destinato a rivoluzionare la raccolta dei rifiuti elettronici: per smaltire piccoli elettrodomestici, cellulari, lampadine a risparmio energetico, televisori, monitor e pile, i cittadini non saranno costretti a rivolgersi ai centri di raccolta comunali, ma potranno usufruire anche di speciali cassonetti intelligenti. «Parliamo infatti di un contenitore scarrabile a conferimento controllato e interamente autonomo», spiega Giovanni Bragadina di ID&A. «L'accesso viene previsto con l'utilizzo di una tessera di riconoscimento; indicando la tipologia di RAEE da conferire, il prototipo peserà il rifiuto e lo censirà. Quindi in automatico, il prototipo aprirà una porta dove il rifiuto potrà essere conferito. Tutti i RAEE così raccolti saranno perfettamente tracciati e gestiti da un computer centrale. E, una volta che i contenitori interni saranno pieni, sarà il computer a registrare e inviare la richiesta di svuotamento e sostituzione».
Viste le sue dimensioni (7 per 2,5 metri), il RAEE Parking è stato pensato per essere posizionato in grandi spazi. «Parliamo di parcheggi, possibilmente in prossimità di grandi centri di vendita», aggiunge Dezio. «In questo modo anche il circuito della distribuzione può essere maggiormente coinvolto nella raccolta dei RAEE: per esempio, il conferimento potrebbe essere effettuato con una carta di riconoscimento elettronica, magari affiliata allo stesso punto vendita, innescando scale virtuose di accumulo di punti oppure per accedere ad una particolare scontistica. Sono solamente possibilità che, in ogni caso, dovranno essere vagliate in un secondo momento». Il prototipo di Ecolight allarga la "famiglia" dei cassonetti intelligenti di IDENTIS WEEE affiancandosi al "RAEE mobile" - un camion itinerante attrezzato per ricevere qualsiasi tipo di RAEE e che prevede la presenza di un operatore - e al cassonetto stradale dedicato ai piccoli rifiuti elettrici, entrambi promossi da Hera. Tutti saranno utilizzati nella fase sperimentale del progetto europeo. Come precisa il direttore generale di Ecolight: «A partire dal 2013 e per circa due anni, saranno posizionati nei territori di Bologna, Ravenna, Castenaso e Lugo, oltre nell'area di Saragozza in Spagna. Il progetto IDENTIS WEEE si concluderà nel 2015 con la raccolta dei dati e una valutazione della sperimentazione. Siamo oggi al primo passo; un primo passo che speriamo possa portare a raddoppiare le quantità raccolte di rifiuti elettronici appartenenti ai raggruppamenti R4 ed R5. Recuperare i RAEE è infatti importante non solamente perché si evita che siano disperse nell'ambiente sostanze inquinanti, ma anche perché da un loro corretto trattamento è possibile ricavare significativi quantitativi di materie prime seconde».

Ecolight - Costituito nel 2004, è uno dei maggiori sistemi collettivi per la gestione dei Raee, delle Pile e degli Accumulatori. Il consorzio Ecolight, che raccoglie oltre 1.500 aziende, è il secondo a livello nazionale per quantità di immesso e il primo per numero di consorziati. È stato inoltre il primo sistema collettivo in Italia ad avere le certificazioni di qualità ISO 9001 e ISO 14001. È punto di riferimento per la grande distribuzione (Gdo) e tratta tutte le tipologie di Raee. www.ecolight.it.

Rimini Fiera - padiglione C7, stand 174

mercoledì 7 novembre 2012

UMPI



“Umpi è una realtà imprenditoriale tutta italiana, leader nella realizzazione di prodotti e sistemi intelligenti bastati sulla tecnologia ad onde convogliate per applicazioni outdoor e indoor.  Dalla telegestione dell'illuminazione esterna, all'automazione degli edifici, fino allo sviluppo di servizi innovativi attraverso la trasformazione della rete elettrica in rete intelligente, le nostre  soluzioni permettono ad aziende ed enti pubblici di risparmiare energia, rispettare l'ambiente, ridurre i costi di gestione, aumentare l'efficienza e la qualità del servizio.
Mission - Fornire sistemi intelligenti ad aziende ed enti pubblici per la gestione dell’illuminazione esterna e degli edifici con l’obiettivo di risparmiare energia, ridurre i costi di gestione, migliorare l’efficienza e la qualità del servizio. Sviluppare servizi e applicazioni per la Smart City, attraverso la trasformazione della rete di illuminazione esterna in rete intelligente. Rispettare l’ambiente e contribuire a creare un mondo migliore grazie alle nostre innovative soluzioni tecnologiche.”




martedì 6 novembre 2012

Green economy e sviluppo sostenibile: nasce Canale 20.20.20



In un momento di crisi economica Canale 20.20.20 si propone come piattaforma di discussione all'interno della quale Pietro Colucci, promotore dell'iniziativa, affronta tematiche che riguardano l'ambiente e le energie rinnovabili, al fine di sensibilizzare, attraverso il dialogo ed il confronto, l'opinione pubblica, gli imprenditori e le istituzioni, illustrando i vantaggi economici e ambientali che una scelta di questo tipo comporta.

Seguici e partecipa al dibattito su
Facebook (http://www.facebook.com/Canale202020)
Twitter (http://twitter.com/#!/canale202020)

lunedì 5 novembre 2012

“La Terza Rivoluzione Industriale” di Jeremy Rifkin, edizioni Mondadori. Di Vander Tumiatti, imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies



 E’ solo questione di tempo; l’era del petrolio sta volgendo alla fine e il prezzo dell’oro nero salirà nei prossimi decenni fino a raggiungere un picco insostenibile. Nel frattempo le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione dei fossili sta elevando la temperatura della Terra e minacciando un cambiamento nella chimica e nel clima globale del pianeta che non ha precedenti. Si tratta di fattori che influenzeranno pesantemente tutte le decisioni politiche ed economiche dei prossimi cinquanta anni. La questione fondamentale a questo punto è:  come far crescere un’economia globale sostenibile uscendo dal paradigma di un regime energetico giunto ormai al capolinea, i cui costi esternalizzati, economici e ambientali, sono ormai inaccettabili?  Una risposta a questa domanda si trova nell’ultimo libro di Jeremy Rifkin, “La terza rivoluzione industriale”, uscito da poco anche in Italia per le edizioni Mondadori. Un libro fondamentale, che ho letto con grande interesse e che consiglio vivamente a tutti coloro che desiderino comprendere cosa ci prospetta il futuro e cosa stanno facendo i governi mondiali per esplorare nuovi modelli energetici ed economici che consentano di avvicinarsi il più possibile all’obiettivo “emissioni zero” di carbonio.
Ma Rifkin non si limita a descrivere gli scenari futuristici dell’energia e dell’ambiente. Egli compie invece un’analisi approfondita che, partendo dai principali accadimenti storici dell’economia mondiale, ricostruisce gli stretti rapporti sinergici tra energia e comunicazione, fino a prefigurare una rete mondiale di distribuzione intelligente dell’energia basata sul modello rappresentato dal web. Secondo l’autore, la Terza Rivoluzione Industriale comincia a spuntare all’orizzonte e la prima regione al mondo che riuscirà a sfruttare il suo pieno potenziale guiderà lo sviluppo economico per il resto del secolo. L’Unione Europea, ha fatto le sue prime mosse, stabilendo che, entro il 2020, il 20% di tutta l’energia prodotta sarà generata da fonti rinnovabili. Impegnandosi per un futuro di energia rinnovabile l’UE ha gettato le basi per un’era economica sostenibile e ad emissioni zero. Non basterà, però. Sarà necessario aggiungere almeno due pilastri: l’introduzione di tecnologie di idrogeno insieme ad altre tecnologie quali batterie e ri-pompaggio idrico per immagazzinare le forme intermittenti di energia rinnovabile; e la creazione di reti energetiche intelligente di dimensioni continentali ( smart “intergrid” ), per fare sì che forme distribuite di energia rinnovabile siano prodotte e distribuite con la stessa facilità di accesso e trasparenza di cui oggi godiamo con la produzione e l’informazione su internet. Il libro descrive dettagliatamente i punti fondamentali da realizzare per gettare le fondamenta della Terza Rivoluzione Industriale e di una nuova era energetica per l’Unione Europea. Per Rifkin sono addirittura cinque i “Pilastri” complessivi su cui dovrà poggiare questo nuovo paradigma che è la TRI: 1) la scelta definitiva dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili; 2) la trasformazione del patrimonio edilizio in impianti di micro-generazione; 3) l’impiego dell’idrogeno e di altre tecnologie di immagazzinamento dell’energia in ogni edificio; 4) l’unificazione delle reti elettriche dei cinque continenti in una inter-rete per la condivisione dell’energia; 5) la riconversione dei mezzi di trasporto, pubblici e privati, in veicoli ibridi elettrici e con celle a combustibile capaci di utilizzare e produrre energia.
La transizione verso questa nuova era, secondo l’autore, sarà accompagnata anche da una robusta ripresa occupazionale. Citando i ricercatori dell’Energy and Resources Group e della Haas School of Business dell’Università di Berkeley, Rifkin evidenzia come, sulla base delle proiezioni provenienti da numerosi e approfonditi studi, “abbattendo il tasso annuo di crescita della generazione elettrica della metà e puntando a una quota del 30% dei consumi energetici da fonti rinnovabili, negli USA si creerebbero  circa 4 milioni di anni di lavoro entro il 2030. In Germania, nel 2003, vi erano 260.000 occupati nel settore delle energie convenzionali (carbone, petrolio, gas e uranio), solo quattro anni dopo, nel 2007, il campo delle energie rinnovabili occupava 249.330 persone. Un dato straordinario, soprattutto se si pensa che queste ultime coprivano solo il 10% dei consumi energetici primari. In pratica, una percentuale così bassa di energie rinnovabili - sottolinea Rifkin -  ha creato tanti posti di lavoro quanto tutte le alte fonti energetiche nel loro complesso! 
Ma il caso spagnolo è ancora più eclatante: l’economia di questo Paese conta più di 188.000 occupati nelle energie rinnovabili, vale a dire cinque volte i posti di lavoro creati dal settore energetico convenzionale. E si noti che queste previsioni tengono conto solo del primo e secondo “pilastro” e sono quindi da considerare approssimate per difetto. Un messaggio che non dovrebbe restare inascoltato dai governi di Paesi, come il nostro, alla spasmodica ricerca di nuove prospettive di crescita e di sviluppo occupazionale. Da noi vi sono regioni (in senso geografico) ricche di creatività, arte, bellezza, storia e cultura,  ma anche di sole, biomasse residuali dall’agricoltura, di vento.  Per loro le energie rinnovabili distribuite potrebbero essere la chiave per incamminarsi con decisione sulla strada di un benessere diffuso e rispettoso dell’ambiente, capace non solo di creare opportunità di lavoro ancora inimmaginabili, ma anche di favorire la transizione verso una società più giusta, verso modelli culturali condivisi, più evoluti e consapevoli. E chi ha orecchie per intendere, intenda.
(intervento apparso su Paese Nuovo del 1 novembre 2012)