martedì 18 dicembre 2012

Intervista ad Angelo Consoli * a cura di Stefano D’Almo – Parte II


















(Nella foto Angelo Consoli - il secondo partendo da sinistra - Con Carlo Petrini e Livio De Santoli a Terra Madre 2012

D -  Nella prima parte della nostra intervista abbiamo parlato degli aspetti globali della questione energetico-ambientale e delle diverse modalità con cui vengono affrontati dai diversi Stati. Spostiamoci ora su di un piano diverso: secondo lei, quali settori produttivi saranno maggiormente coinvolti dal cambiamento e con quale intensità e cronologia?

R - Bisogna innanzitutto comprendere che nella seconda rivoluzione industriale, per creare economie di scala bisognava "centralizzare". Ad immagine e somiglianza delle fonti fossili concentrate, i processi estrattivi trasformativi e industriali legati a quelle fonti erano economicamente vantaggiosi solo se prodotti in modo verticistico e centralizzato in grandi concentrazioni produttive.
Questo modello è andato definitivamente in crisi. Siamo al tramonto di un modello economico in cui la produzione e la distribuzione dell’energia erano riservate a poche caste e potentati seduti sulle riserve di petrolio o i giacimenti di uranio, oltre che sulle montagne di capitali pubblici e privati necessari a sfruttare tali fonti concentrate. In questo senso, la marea nera fuoriuscita dalle trivellazioni della Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera della British Petroleum, ci porta a considerazioni che vanno ben al di là degli effetti sulla biodiversità in tutto il Golfo del Messico, così come la tragedia di Fukushima ci suggerisce un ripensamento del modello energetico che va al di là della morte termica che interessa il raggio di 100 KM dalla centrale nucleare della TEPCO.
In particolare, due riflessioni mettono in crisi il modello energetico tradizionale. La prima si riferisce all’esasperazione della logica del profitto applicata all’energia. Infatti, se il «killer» è il petrolio o l'uranio, il «mandante» è un altro: si tratta dell’avidità delle aziende petrolifere e nucleari che, per risparmiare su accorgimenti di sicurezza da 500 mila dollari, non hanno esitato a mettere a rischio la vita di milioni di persone e di un intero ecosistema; per troppo tempo non sono state in grado di riparare al disastro che hanno combinato o anche solo di arginarlo.
Questi apprendisti stregoni dell’energia sembrano sempre così sicuri del fatto loro quando devono ottenere i permessi per le centrali nucleari e le piattaforme di trivellazione: parlano di sicurezza, pulizia, ecologia, salvo poi alzare le spalle e andare a nascondersi come conigli quando le cose sfuggono loro di mano. L’impotenza dei tecnici della British Petroleum america o della TEPCO in Giappone,  è lo specchio di un modello ormai arrivato al suo limite, incapace di reagire di fronte al disastro ambientale, alle sofferenze umane, ai costi sociali ed economici che provoca sempre più frequentemente, pagati da vittime innocenti.

Ovviamente le alternative esistono. Innanzitutto va tenuto presente che il modello energetico della terza rivoluzione industriale riporta a un ruolo centrale l'agricoltura. Come dice Carlo Petrini nel libro Terra Madre:  «la terza rivoluzione industriale è quella dell’energia pulita e partirà dalle campagne perché l’agricoltura costituisce l’unica attività umana basata sulla fotosintesi». Tutte le industrie che sapranno adeguarsi a questo semplice cambio di paradigma sopravviveranno e prospereranno. Tutte le altre sono destinate a "morire di spread" (espressione cara sempre a Carlo Petrini).

        
D -  Come giudica il caso Ilva alla luce della TRI? E il futuro dell’industria pesante, in particolare?


L'industria pesante è il portato delle fonti fossili e concentrate. L'industria automobilistica del futuro, quella che sta già progettando lo sbarco di auto a idrogeno e elettriche nei concessionari per il 2015 (quindi non la FIAT :-(   )  utilizzerà sempre più nuovi materiali, quali la fibra di carbonio, plastica, magnesio alluminio, e i cosiddetti "lightweight materials" Così anche l'industria delle costruzioni e tutte le altre industrie ad alta intensità di acciaio. Questo prodotto,diventerà sempre più  di nicchia, nel mondo che si appresta a produrre attraverso la Stampa tridimensionale
 
L'ILVA è in una crisi ormai irreversibile, che il permanente danno ambientale arrecato ad una delle più belle città del Mediterraneo ha mascherato, ma l'acciaio è un materiale tipico da seconda rivoluzione industriale e la sua domanda sui mercati mondiali sta crollando, determinando innanzitutto una inevitabile delocalizzazione produttiva verso Paesi a più debole intensità salariale e protezione del lavoratore (la sicurezza in fabbrica costa...).
Il nodo che sta venendo al pettine adesso a Taranto, al di la delle questioni relative alla legalità dei comportamenti della proprietà dell'ILVA e delle autorità che l'avrebbero dovuta controllare, è che il settore è in crisi irreversibile.  l'ILVA è destinata a chiudere comunque schiacciata dal peso storico della sua inadeguatezza tecnologica e arretratezza industriale, prima ancora che dalla sua pericolosità ambientale. Io penso che il governo di un paese moderno (quindi non l'Italia, purtroppo) dovrebbe farsi carico di un grande processo storico di modernizzazione  delle strategie produttive del territorio e della conseguente riconversione dei processi produttivi, cogliendo un’altrettanto grande occasione di ridefinizione e riorganizzazione della formazione professionale e del sapere  tecnico locale, magari illuminando in questo anche la strada di quel  sindacato che  continua a tenere  gli occhi troppo bassi e la schiena troppo china, schiacciato dal ricatto occupazionale e da Dio sa cos'altro!


D -  In Italia la produzione di energia da fonti rinnovabili è già a un livello ragguardevole, ben superiore agli obiettivi prefissati; ciò grazie ai contributi pubblici all’energia “green”. Finora, però, questo importante risultato è stato raggiunto a spese di un pesante aggravio della bolletta di cittadini e aziende (che si somma alle inefficienze di sistema e alla scarsa diversificazione delle fonti di approvvigionamento dei combustibili fossili), costituendo una zavorra per la competitività di queste ultime. Quando si può ragionevolmente pensare a una reale sostenibilità economica delle rinnovabili (anche sotto il profilo dell’avanzamento delle tecnologie ancillari, ad esempio dei sistemi di trasporto e accumulo dell’energia, ma anche di quello normativo, e mi riferisco alla contabilizzazione globale dei costi ambientali)?

R - Questa domanda è basata su false informazioni. Il peso della bolletta è aggravato da un modello basato sull'approvvigionamento da fonti fossili che sono ormai da un decennio stabilmente su livelli economici insostenibili. Il petrolio sopra i cento dollari certo non aiuta a ridurre i costi dell'energia se essa è basata sul petrolio e affini. Le rinnovabili anzi hanno contribuito grandemente a determinare un abbassamento del prezzo dell'elettricità (il sole è gratis) nell'ultimo anno ci sono state giornate al sud e in Sicilia in cui per molte ore il prezzo dell'elettricità è stato zero, grazie alla combinazione fra l'intensa produzione fotovoltaica e la domanda meno elevata. Il prezzo poi risale la notte quando le rinnovabili non ci sono più e l'ENEL è costretta a produrre elettricità da fonti fossili. Le rinnovabili sono già adesso sostenibili economicamente. Altro discorso, ma non affrontabile in questa sede è quello della destinazione degli incentivi, che purtroppo hanno preso in massima parte la via di gruppi finanziari esteri perché l'Italia non ha saputo creare una propria industria articolata e integrata delle rinnovabili, e perché le regioni, lasciate senza indicazioni dal governo centrale, hanno concesso autorizzazioni in modo scriteriato e lesivo degli interessi e dei valori del territorio. 

        
D - Quali aree o settori del nostro Paese potrebbero trarre maggiori vantaggi, a suo avviso, dalla TRI? Sono in corso accordi con amministratori pubblici per l’avvio di sperimentazioni o di progetti? Come si sta muovendo la sua struttura per la comunicazione e la sensibilizzazione del mondo politico locale e nazionale verso la TRI?


R - La nostra struttura, d'intesa con la Fondazione Univerde presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio e l'Università la Sapienza con il professor Livio De Santoli, ha fatto partire numerose campagne e iniziative di sensibilizzazione, molte delle quali cadute nel vuoto a causa della mancanza di visione e di competenza da parte degli amministratori locali e dei dirigenti politici che prendono decisioni in questo settore. Con Carlo Petrini a Terra Madre 2012 abbiamo presentato un manifesto olistico “TERRITORIO ZERO” verso una società a emissioni zero, rifiuti zero e chilometro zero. Il manifesto verrà pubblicato con contributi di altissimo livello (Petrini, Connett, Rifkin, Di Cori Modigliani, Politi, Purini, Toussaint) per i tipi della Minimum Fax. Ma già adesso il manifesto è visionabile e firmabile on line (territoriozero.org). Per il resto posso solo dire che la terza rivoluzione industriale è stata la base per il piano energetico della Sicilia, anche se la sua applicazione in termini di vantaggi per i cittadini e le PMI siciliane stenta a decollare a causa della mancanza di volontà politica da parte dell'amministrazione regionale, mentre il piano energetico di Roma, depositato presso l'ufficio del patto dei Sindaci di Bruxelles, è stato considerato il più integrato e avanzato dalle autorità preposte della Commissione Europea.
L'Italia tutta è in "pole position" per sfruttare al meglio le proprie risorse naturali ed energetiche rinnovabili, se i principi e i piani operativi suggeriti nell'ambito di Territorio Zero verranno seguiti scrupolosamente. Alcune regioni, come la Sicilia, sono in posizione ancora più vantaggiosa grazie all’intensità della radiazione solare. In generale tutti i paesi del Mediterraneo possono creare ricchezza diffusa e occupazione attraverso le tecnologie energetiche che sfruttano le fonti rinnovabili pulite e diffuse sul territorio.

La terza rivoluzione industriale è un processo irreversibile. Può essere rallentato o accelerato a seconda della sensibilità e della capacità di visione e programmazione degli amministratori locali. Ma non può essere fermato. Ci saranno vincitori e sconfitti. Io credo che ogni sindaco, ogni amministratore locale e centrale dovrebbe porsi il problema di dove vuole essere fra dieci anni. E in base alla risposta che si darà il territorio che amministra, sarà leader o semplice consumatore passivo. E' la sfida dei prossimi anni.


* Angelo Consoli (European Director - The Office of Jeremy Rifkin.  T.I.R.E.S. Third Industrial Revolution European Society. C.E.T.R.I. Cercle Européen pour la Troisième Révolution Industrielle )

Angelo Raffaele Consoli, dal 2009 a oggi è Presidente del Circolo Europeo Cetri-Tires. Dal 2002 a oggi è Direttore dell'Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin. Ha offerto la sua consulenza alla Direzione Energia della Commissione europea per l’elaborazione della strategia europea mirante al coinvolgimento degli enti locali nella politica energetica europea, cosiddetto Patto dei Sindaci. Ha partecipato alla elaborazione di quattro Master Plan (Sna Antonio Texas, Utrecht, Montecarlo e Roma Capitale). A livello di enti locali  italiani, ha fornito la sua esperienza al Presidente Nichi Vendola (Regione Puglia) al Presidente Raffaele Lombardo (Regione Siciliana), al Presidente Claudio Martini (Regione Toscana), a Gianni Alemanno (Sindaco di  Roma), a Marta Vincenzi (Sindaco di Genova), a Michele Emiliano (Sindaco di Bari), ad Andrea Gnassi  (Sindaco di Rimini), a Giuliano Pisapia (Sindaco di Milano). Ha partecipato alla elaborazione del SEAP per Roma Capitale, e alla elaborazione della domanda e susseguenti attività negoziali per il programma di assistenza tecnica E.L.E.N.A. per Roma Capitale. E’ stato consulente informale della direzione del dipartimento ambiente e del dipartimento energia della Regione Siciliana,  nella cui posizione ha partecipato fra le altre cose, alla elaborazione del Piano Energetico Ambientale regionale, PEARS. E’ coordinatore della piattaforma per la terza rivoluzione  industriale con dirigenti delle le principali aziende, IBM, Philips. Acciona, Bouygues, Diamler, EPIA, UTC-Hydrogen solutions, Hydrogenics, AWEA. Ideatore e coordinatore del F.R.E.D.  Sicilia, forum regionale per l’energia distribuita costituito con CGIL Sicilia, Confindustria Sicilia, CNA, Confartigianato, Confocooperative, lega Coop, Federconsumatori, ANCE Sicilia, e CETRITIRES,  mirante a dare sostegno alle politiche energetiche distribuite su scala regionale. Ha speso 25 anni di vita professionale all'estero, principalmente a Bruxelles, dirigendo equipes composte  da professionisti di diverse nazionalità, e questo gli ha permesso di destreggiarsi nel coordinamento di  progetti e nella gestione di programmi internazionali in un ambiente multi-culturale e plurilingue, consentendogli  d vantare un vasto patrimonio d contatti professionali e personali con decisori politici amministrativi e imprenditoriali a tutti i livelli dell’Unione Europea e di numerosi stati  membri.

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