venerdì 22 febbraio 2013

Effetto Serra e opportunità di sviluppo sostenibile di Vander Tumiatti (Imprenditore e Fondatore di Sea Marconi Technologies)



Com’è noto, il ciclo del Carbonio e le emissioni di CO2 rappresentano una metafora sintomatica della vita dell’uomo, della sua storia e della sua evoluzione nel XXI secolo. All’attuale scenario antropogenico del “Pianeta Terra”, caratterizzato dalle attività di più di 6 miliardi di abitanti, sono correlate le conversioni delle matrici carboniose (come i combustibili solidi, liquidi e gassosi) e le equivalenti emissioni nell’atmosfera di circa 5,5 Gigatonnellate/anno di Carbonio (United Nations Environment Programme - UNEP - 2009). Sappiamo che ad ogni attivitŕ umana corrisponde una “Impronta di Carbonio” (Carbon Footprint), misurabile in unità di Kg di CO2 equivalente (CO2e). La CO2 è l’unità di misura adottata dagli Organismi Internazionali per valutare gli effetti climatici, noti come “Effetto Serra”, quantificando cosě il loro potenziale contributo al riscaldamento globale del Pianeta Terra - GWP (Global Warming Potential). L’aumento della temperatura media innesca fenomeni come la siccità ed estesi incendi, gli eventi climatici estremi provocano anche instabilità nei mercati e indisponibilità delle materie prime alimentari, con immediate ripercussioni globali. Gli esperti di fenomeni climatici globali disegnano uno scenario impressionante, che include la perdita fino all’80% della foresta amazzonica, l’innalzamento del livello dei mari, il drammatico aumento di fame e sete nel mondo. Per mitigare queste criticità è prioritario introdurre nuove generazioni di impianti di conversione delle matrici carboniose che riducano progressivamente l’impatto globale della CO2, e delle sostanze tossiche persistenti correlate. La progressiva riduzione delle emissioni si realizza con “Politiche di Sviluppo Sostenibile Globale” che incentivino l’ideazione, la progettazione, la costruzione e la gestione di nuovi processi di conversione efficienti, altamente integrati, compatti e flessibili. Questi impianti consentono di realizzare la conversione primaria della matrice carboniosa iniziale, con alta resa energetica, basso impatto ambientale e limitate emissioni, fino a determinare bilanci classificabili a “CO2 neutrale”. Si possono quindi realizzare delle sorprendenti condizioni di conversione con “CO2 Negativa”, nel caso dei processi di pirolisi di biomasse primarie e/o residuali, e l’utilizzo del carbone vegetale prodotto (biochar) come ammendante (una tantum) dei terreni agricoli ed in grado di intensificare (per decenni) le rese agricole con aumenti fino ad oltre il 20% annuo e realizzare il sequestro perenne del carbonio, fino a 3Kg di CO2 per Kg di biochar, (www.biochar.org). Produzioni locali di “Filiera Corta”, con colture dedicate ed ad alta resa, possono realizzare la produzione ecosostenibile di biomasse primarie per ricavare materie prime biogeniche, principi attivi ed essenze per l’industria (tessile, chimica, farmaceutica, alimentare, ecc.), produrre bioenergia e consentire la fitodepurazione dei terreni contaminati (es. nelle aree dismesse). Analogamente è possibile valorizzare decine di milioni di tonnellate/anno delle tradizionali biomasse residuali dell’agricoltura (es. sfalci di potatura dell’ulivo, della vite; lolla di riso, pula di grano, paglie in genere, ecc.) evitando che divengano fonte di inquinamento atmosferico attraverso la loro combustione incontrollata nei campi. La valorizzazione dei terreni agricoli marginali, normalmente incolti, si può ottenere ad esempio con la coltivazione di canna comune (Arundo Donax) la quale ha un’alta produttività (36,8 tonnellate e più per ettaro/anno di sostanza secca, con potere calorifico di circa 18.000 KJoule/Kg), associata a bassi costi di produzione, nessun fertilizzante, poca irrigazione, pochissima manodopera. I vantaggi di questa coltivazione sono evidenti, con coperture pluriennali garantite ed indicizzate agli indici internazionali del petrolio e gas (es. fino a 50 Euro per tonnellata pari a 1.800 Euro/ettaro l’anno). Settori tradizionalmente in crisi, come quello agricolo, potrebbero cosě tornare a produrre ricchezza e nuove opportunità di lavoro locale, nel rispetto del paesaggio e del territorio, migliorando la qualità di vita delle popolazioni e dell’ambiente. Tecnologie innovative, “Zero Emissioni”, sono in corso di ricerca e sviluppo per la conversione fotochimica della “CO2 e di altri microelementi residuali” in biomassa algale ad alta resa (prospettive di incremento della produzione, per ettaro equivalente, fino a 50 volte superiore rispetto alle altre tradizionali produzioni). (nota m) Nello scenario futuro un ruolo importante sarà svolto dalla cogenerazione decentrata CHP (fino ad 1000 KWe elettrici + termici) in grado di fornire differenti soluzioni tecnologiche per l'efficiente conversione bioenergetica delle biomasse e di garantire produzioni di energia con disponibilitŕ operativa di almeno 7.500,00 ore/anno: 1- ORC (Oil Rankine Cycle) basata sulla combustione diretta delle biomasse in una caldaia dedicata accoppiata ad una turbina a vapore in grado di fornire rese elettriche tipiche del 16-18% (costo di investimento: circa 6.000,00 /KWe); 2- Piro- Gassificazione Flessibile & Catalitica, in condizione iperdinamica (in fase di industrializzazione) accoppiata ad un motore endotermico a gas, in cui le rese elettriche salgono fino al 27-28% (obiettivo di costo investimento di circa 3.500,00 euro/KWe); 3- MMA-SOFC (Molten Metal Anode - Solide Oxide Fuel Cell), dove la resa elettrica potrà arrivare fino ad oltre il 50% (in fase di R&S, con obiettivo di costo di investimento di circa 2.500,00 euro/KWe).

contributo apparso sul sito di Confindustria Lecce

APER: i benefici per il sostegno delle energie rinnovabili superano i costi per oltre 30 miliardi

APER: i benefici per il sostegno delle energie rinnovabili superano i costi per oltre 30 miliardi

Energie rinnovabili: muoversi quando tutto si muove - AgoraVox Italia

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Ambiente fragile di Enzo Di Salvatore | Libri | Rubriche

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mercoledì 20 febbraio 2013

“Costruire” punta su ambiente e territorio - Cronaca - Corriere delle Alpi

“Costruire” punta su ambiente e territorio - Cronaca - Corriere delle Alpi

"Terzo millennio: la globalizzazione degli animali" di Enrica Zinno (Phasar Edizioni)



Enrica Zinno, architetto, libera professionista, si interessa da sempre alla progettazione sostenibile e alla cultura olistica che ne è la base. Pare naturale, dunque, tradurre tali convinzioni non solo nei progetti ma anche in un racconto. I temi di attualità del terzo Millennio sono la Globalizzazione, l’Ambiente Malato e l’Incerto Futuro Sostenibile. Gli Animali e l’Uomo dal Giusto Mezzo hanno un’idea concreta per realizzare l’impossibile sul pianeta Terra, perché non ascoltarli? I riferimenti a luoghi e fatti sono spesso tratti dalla cronaca. Gli eventi narrati, le soluzioni proposte e i personaggi descritti presentano un messaggio la cui validità è sicuramente da valutare: lo sviluppo non è solo economico. La libertà, la pace, la salute e la dignità, cioè la felicità, sono i confini invalicabili, la premessa indispensabile al vero progresso. L’Uomo evolve dalla logica dell’occhio per occhio dente per dente se supera il terrore, diffonde idee positive e raggiunge il cuore e la mente di chi ha potere e decide per gli altri Gli Animali e l’Uomo dal Giusto Mezzo indicano la via percorribile e le qualità indispensabili per il successo dell’impresa: equilibrio e buon senso, sete di conoscenza e fiducia, amore per l’avventura e coraggio senza menzogna. Il sogno può divenire realtà se realizza valori morali universali. Occorre crederci!

"Terzo millennio: la globalizzazione degli animali" di Enrica Zinno (Phasar Edizioni)



"Terzo millennio: la globalizzazione degli animali" di Enrica Zinno (Phasar Edizioni)
2010, €14, ISBN: 978-88-6358-077-8, PAGINE: 98

SCARICA L’ANTEPRIMA DEL LIBRO IN FORMATO PDF




“The future. Six drivers of global change” di Al Gore (Random House). Intervento di Vander Tumiatti (Imprenditore e Fondatore di Sea Marconi Technologies).



Gli interventi sulle novità editoriali che si occupano di ambiente ed energie rinnovabili in questi miei ultimi due anni di intensa attività recensiva, hanno puntualmente toccato questioni sia di carattere nazionale, sia tematiche legate al territorio e alla cultura green di Puglia e del Salento, sia macro-argomenti di rilievo internazionale. Avendo una certa padronanza (condizione, ma anche conseguenza dei miei numerosi impegni fuori Italia) della lingua inglese, ho avuto l’opportunità di leggere l’ultimo lavoro “ecosofico” di Al Gore, dal titolo “The future. Six drivers of global change”, edito dalla stessa casa editrice di Dan Brown (noto autore di best seller mondiali, come il Codice Da Vinci o Angeli e Demoni) ovvero la Random House. Personaggio di tutto rispetto, Al Gore è co-fondatore e presidente di Generation Investment Management, senior partner di Kleiner Perkins Caufield & Byers, e membro del consiglio di amministrazione di Apple Inc. Gore attualmente è impegnato, con la qualifica di presidente, nel progetto Climate Reality, un'organizzazione no-profit che si attiva nel trovare soluzioni per l’attuale crisi climatica mondiale. In questo suo ultimo lavoro l’ex vicepresidente USA, divenuto da lungo tempo attivista ambientale, svolge un’analisi a tutto campo degli intrecci fortemente simbiotici tra ecologia, economia, scienza e geopolitica, delineando le grandi linee di forze che sono all’opera e che stanno rapidamente modificando il mondo che abbiamo sempre conosciuto. Un processo, attualmente in fase di forte accelerazione, che è dovuto soprattutto ad una serie di elementi propulsivi come: 1) la globalizzazione; 2) le comunicazioni on line, che hanno generato una “mente interconnessa” globale; 3) un progressivo riequilibrio dei poteri, che ha visto il passaggio da un sistema centrato sugli USA a un mondo multicentrico e multieconomico; 4) le biotecnologie, come la genetica e le neuroscienze, che stanno trasformando radicalmente medicina, agricoltura e scienza molecolare, giungendo ad influenzare il controllo sull’evoluzione umana. Il libro di Al Gore è suddiviso in "sei fattori di cambiamento globale" ai quali corrispondono altrettanti capitoli. Nella discussione dei primi temi, Gore presenta un quadro, per lo più triste, di degrado ambientale dovuto alla crescita della popolazione umana e ai consumi sempre più sostenuti. L’autore dichiara ad esempio, e senza troppi peli sulla lingua, che la causa del riscaldamento globale non risiede soltanto nell’utilizzo dei combustibili fossili, ma anche nell’impoverimento graduale e costante della terra, le cui risorse cominciano ad esaurirsi, che si tratti di agricoltura, di pesca o di giacimenti minerari. La vena di totale vicinanza di Al Gore sulle questioni ambientale si vede in frasi come queste: "Ci sono già diverse pratiche sconsiderate che dovrebbero essere immediatamente fermate: la vendita di armi letali a gruppi di potere in tutto il mondo, l'uso di antibiotici come stimolante della crescita del bestiame, l'estrazione del petrolio nel Mar Glaciale Artico, ormai divenuto una zona terribilmente a rischio". Al Gore in questo suo ultimo lavoro si dimostra erudito, coinvolgente e dotato di grande stile, ma soprattutto si rivela un grande conoscitore della globalizzazione e del mercato delle energie a livello mondiale, oltreché uomo di grande levatura etica, desideroso di costruire un futuro realmente ecocompatibile. E come sostiene l’autore: «Siamo di fronte ad una scelta. Possiamo essere trascinati dalla corrente delle innovazioni tecnologiche e del determinismo economico verso un futuro che può minacciare i nostri valori più profondi. Oppure dare forma al futuro in modo che possa proteggere la dignità umana e riflettere le aspirazioni dei popoli di tutto il mondo

Ambiente: se bio, i campi 'valgono' 7% obiettivo riduzione CO2

Ambiente: se bio, i campi 'valgono' 7% obiettivo riduzione CO2

La Stampa - Ambiente: Inquinamento atmosferico pericoloso per cardiopatici

La Stampa - Ambiente: Inquinamento atmosferico pericoloso per cardiopatici

lunedì 18 febbraio 2013

Progetto “Questa Festa Pensa all’Ambiente”

Progetto “Questa Festa Pensa all’Ambiente”

Ambiente: WWF Puglia, svenduti gli ulivi secolari

Ambiente: WWF Puglia, svenduti gli ulivi secolari

Luci e ombre nel ‘verde’, capitalismo e Green Economy. Intervento di Vander Tumiatti (*)

È da tempo oramai che mi occupo di segnalare in diverse sedi, anche prestigiose, pubblicazioni, eventi, aggiornamenti di carattere tecnologico e normativo riguardanti la green economy e le energie alternative. Avendo sempre come punto di riferimento La volontà di essere quanto più“glocal” possibile nelle mie analisi, ovvero cercando di occuparmi di “green” prendendo in esame realtà e latitudini che spaziano dalla Puglia al Piemonte, fino al resto del mondo. E una realtà editoriale che sino ad oggi non avevo preso in considerazione, è stata la casa editrice Emi, un’azienda editoriale missionaria di proprietà di 15 istituti italiani maschili e femminili che svolgono attività anche fuori dai confini della nostra nazione.

La Emi si rivolge tanto alle persone di chiesa (laici e religiosi impegnati) che agli attivisti di movimenti sociali e gruppi alternativi e guarda con medesimo interesse al mondo della cultura e a quello della scuola. E proprio in occasione del 40° anniversario della sua fondazione (1973/2013) mi fa piacere poter parlare di un testo assolutamente degno di considerazione, che meriterebbe di essere letto da un pubblico ampio e vario, soprattutto per i suoi contenuti. Si, perché fanno riflettere su alcune zone d’ombra della green economy, ma che forniscono anche ipotesi di soluzioni graduali da prendere attentamente in considerazione. Mi spingerei addirittura a suggerire che venisse adottato nelle scuole pubbliche, come libro di testo. Il volume a cui faccio riferimento è una pubblicazione fresca di stampa, ovvero “I Signori della Green Economy. Neocapitalismo tinto di verde e Movimenti glocali di resistenza”, uscito da due interessanti penne come Alberto Zoratti e Monica Di Sisto. La presentazione è affidata a Maurizio Landini e la prefazione a Maurizio Gubbiotti.

Alberto Zoratti è presidente di Fairwatch, nonché giornalista freelance, responsabile del blog “Ri(E)voluzione” di “Altreconomia”, oltre che uno dei fondatori di “Comune-info.net”. Monica Di Sisto invece collabora con l’agenzia “Asca” e con “Altreconomia” e insegna Modelli di sviluppo economico alla facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana. Si tratta di autori con alle spalle diverse e importanti pubblicazioni. Il messaggio che i due autori cercano di dare a quanti avranno il piacere di leggere questo libro è fondamentalmente uno: i signori degli elementi (aria, acqua, terra, e fuoco (energia) adottano strategie economiche non sempre positive, vuoi per un territorio, vuoi per una comunità. Quasi sempre esse sfociano in un a/razionale iperconsumismo smaltato di sostenibilità, cui si aggiunge un pizzico di responsabilità sociale e ambientale. Oggi, spiegano gli autori, si è scoperto che il DDT è indistruttibile e che si sedimenta nelle catene alimentari, si è scoperto che l’acqua sta calando, che i terreni si stanno impoverendo, che l’aria sta diventando irrespirabile, e che forse occorre ripensare e rimodulare le categorie del capitalismo “green”. Ma intanto, con fiducia, ci si può affidare all’impegno solidale di piccoli gruppi e associazioni che attraverso i loro piccoli gesti quotidiani rappresentano dei piccoli granelli di sabbia, che possono inceppare un meccanismo oramai perverso.

I Signori della Green Economy. Neocapitalismo tinto di verde e Movimenti glocali di resistenza di Zoratti Alberto e Di Sisto Monica (Emi), 2013, p. 176

Info:
Editrice Missionaria Italiana

Intervento apparso su Libri Bari blog de La Repubblica

* Vander Tumiatti, imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies

venerdì 15 febbraio 2013

Brancolando nel buio...con Ecolamp e il Museo A come Ambiente

Brancolando nel buio...con Ecolamp e il Museo A come Ambiente

Ambiente, ARPAT: Il 2012 un anno pieno di novità ed impegni

Ambiente, ARPAT: Il 2012 un anno pieno di novità ed impegni

A Castel Romano nuove frontiere per ambiente, energia e biotech - Il Sole 24 ORE

A Castel Romano nuove frontiere per ambiente, energia e biotech - Il Sole 24 ORE

L'ecologia della scrittura. Intervento di Vander Tumiatti* (imprenditore e fondatore di Sea Marconi Technologies)



Trovo che il Salento sia un territorio ricco di storia e con grandi opportunità da valorizzare in termini di risorse umane e naturali. Ho investito ed investo nel Salento (dal 1992) e credo nel suo futuro. Ho preso una certa dimestichezza, io veneto di origine, torinese di formazione (dal 1953) ed imprenditore (Sea Marconi, azienda che opera dal 1968 in oltre 40 paesi) innanzitutto con i luoghi del piacere turistico ed enogastronomico, che qui spesso raggiungono “vette altissime”. Ma apprezzo molto la sua cultura editoriale attenta alla tutela del paesaggio e alla diffusione di una “Ecologia della Scrittura” ricca di solidi spunti di analisi. Occupandomi professionalmente di sviluppo sostenibile globale e di bioenergie ho frequentato con “parsimonia” le librerie del capoluogo salentino (Liberrima, Palmieri, Icaro, Mondadori in Piazza S. Oronzo,Giunti in corso Vittorio Emanuele, la piccola Gutenberg). Ed è stato così che mi sono imbattuto in due libri del Professor Ferdinando Boero editi da Besa e Controluce. L’autore, zoologo marino dell’Università del Salento, in soli due anni è riuscito a pubblicare due libri che, pur non avendo nulla di scientifico nel senso consueto del termine, affascinano come una splendida avventura di pura finzione, non presentando note, citazioni erudite, linguaggio specialistico, insomma tutte le caratteristiche delle pubblicazioni accademiche, che spesso tediano anziché incuriosire il lettore. Il primo titolo “Ecologia della bellezza” mi ha interessato perché cerca di lanciare un messaggio molto più che positivo, ovvero che l’uomo vive in un mondo bellissimo, dove tutto è proporzione, funzionalità eco/sistemica e che forse tanta bellezza può essere l’oggetto di una scienza della bellezza (la scienza unisce anziché dividere) che gli scienziati possono sviluppare e condividere con il genere umano. Il secondo libro, che ho letto in due giorni, è stato “Ecologia ed evoluzione della religione”, un’opera che secondo le intenzioni dell’autore si vuole chiedere se il genere umano sia una specie geneticamente religiosa e perché tutte le religioni siano diffuse così radicalmente in tutte le culture. Mi ha affascinato la risposta che ha dato Boero, ovvero che “l’uomo è un animale sociale e ha sviluppato la cultura proprio per comunicare, ed è forse proprio la religione il primo motore di questo processo”. Finendo la lettura di questi libri, faccio un bilancio preliminare (metafora dei“conti della serva”) ,e riscontro che la realtà dimostra la distanza con gli scenari rosei proposti. Risulta stridente la contrapposizione tra la realtà dei fatti quotidiani con i diversi mondi della “Cultura, della “Scienza”,della “Comunicazione” e della “Impresa”.Il primo, dove si intessono le relazioni e si origina il sapere, dove gli uomini formalizzano i loro modelli derivanti dalle loro esperienze di vita, il secondo, quello dove si applicano le leggi della scienza(fisica, chimica, economia, statistica,ecc), il terzo dove si verifica l’informazione e si formalizza rigorosamente la realtà dei fatti ed il quarto dove si misurano gli effetti qualitativi e quantitativi delle “soluzioni sostenibili”(prodotti offerti e/o utilizzati) in grado di soddisfare le esigenze del/i consumatore/i in termini di funzioni, qualità/prezzi,costi/benefici/rischi e disponibilità nel tempo richiesto. Nel Salento, dove la natura si è data con grande generosità, la distanza tra questi mondi risulta ancora più evidente che altrove. Un territorio come questo, in cui i quattro elementi di Empedocle: terra, aria, acqua e fuoco si fondono in proporzioni mirabili, meriterebbe di essere religiosamente protetto e valorizzato, non dico facendone un santuario, ma almeno salvandolo dalla miopia di chi irresponsabilmente ne ha fatto e continua a farne scempio. In che modo? Soprattutto favorendo la cultura dello sviluppo sostenibile focalizzata sinergicamente e concretamente sui fattori tecnologici,economici ed ambientali in senso lato, dove siano considerati e valorizzati tutti gli aspetti reali e concreti che contribuiscono a migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle imprese. Purtroppo, ciò che ho ripetutamente constatato in questi ultimi anni sembra andare in direzione opposta. Ogni giorno nuove ferite vengono aperte in questo meraviglioso Salento, ad opera di poche persone ed organizzazioni irrazionali, incapaci e rapaci che lo sfruttano senza ritegno, indisturbate, vanificando ogni progetto di sviluppo. E a volte accade che proprio quando, in apparenza, sembrano emergere maggiore attenzione e sensibilità, si creano ad arte allarmi ingiustificati il cui solo scopo è di distogliere l’attenzione da chi opera nell’ombra perseguendo i propri inconfessabili interessi. In questi casi si realizza una saldatura, tra un “Ambientalismo Talebano” ed alcuni poteri che traggono ciascuno vantaggi dal pericolo evocato e dai “Falsi Allarmismi”propinati. E l’ambiente? Ridotto a mero strumento di soldi e potere di una ristretta casta.

Vander Tumiatti esperto UNEP (United Nations Environment Program-Ginevra) ,Ass. Secretary IEC (International Electrotechnical Commission- Ginevra), Imprenditore e Fondatore della Sea Marconi Technologies Italia(www.seamarconi.com).

articolo apparso su Paese Nuovo

martedì 12 febbraio 2013

La Stampa - Ambiente: Global Ocean Commission inizierà lavori nel marzo 2013

La Stampa - Ambiente: Global Ocean Commission inizierà lavori nel marzo 2013

Acquisti sostenibili. Imprese e amministrazioni pubbliche per un’economia più verde e responsabile di Silvano Falocco e Simone Ricotta (Edizioni Ambiente). di Vander Tumiatti (*)



A più riprese, nelle diverse occasioni offerte da pubblici incontri seminariali e conferenze che sono stato chiamato a tenere in diverse parti del mondo, sia come imprenditore che come esperto UNEP, mi sono chiesto come sia possibile stabilire in maniera seria, puntuale, inequivocabile, quei criteri di validità per certificare come “green” un’impresa, oppure una pubblica amministrazione. Sarebbe forse sufficiente prendere in considerazione strutture pubbliche e private che siano semplicemente attente a ridurre gli impatti che le loro attività causano all’ambiente e alla società?

Ci si potrebbe ad esempio sentire tutelati in fatto di ambiente, semplicemente considerando come virtuosi soggetti giuridici che adottano politiche di sostenibilità ambientale e che privilegiano l’equilibrio tra l’offerta e l’acquisto di beni e servizi “green”? Come potremmo, ad esempio, sapere che tutti questi aspetti e le suddette condizioni siano veramente rispettate, poniamo il caso in una regione più volte definita “verde” come la Puglia? Ecco che in mio aiuto giunge un significativo contributo editoriale che esce dalla casa editrice Edizioni Ambiente, sempre attenta a sollevare questioni sostanziali e a proporre forti spunti di riflessioni in materia di stato dell’eco-mondo e dell’eco-pensare a 360 gradi. Faccio riferimento, nello specifico, al lavoro “Acquisti sostenibili. Imprese e amministrazioni pubbliche per un’economia più verde e responsabile, di Silvano Falocco e Simone Ricotta.

Silvano Balocco, oltre ad essere un economista ambientale è anche un esperto di contabilità e acquisti sostenibili ed è impegnato in attività di coordinamento della rete GPPnet e del Forum Compraverde Buygreen. Simone Ricotta è invece membro del Comitato di gestione del Piano d’azione nazionale del Green Public Procurement (Pan GPP), coordinato dal Ministero dell’ambiente. Due firme di tutto rispetto ma che, soprattutto, hanno realizzato uno splendido lavoro divulgativo. Che sono allora gli acquisti sostenibili? Parliamo di un indispensabile strumento nelle mani delle pubbliche amministrazioni e delle aziende pubbliche o private a capitale pubblico per diminuire considerevolmente gli impatti ambientali della produzione e del consumo, ma soprattutto favorire, tutelandolo, il lavoro e i diritti umani nella filiera delle catene di fornitura.

A questo si aggiunga un ulteriore loro proprietà, ovvero quella di diffondere nuova tecnologia sostenibile in ambito socio-economico. Ed ecco che acquisti sostenibili, acquisti verdi e Green Public Procurement (GPP) rappresentano l’oltre/economia, una categoria che saprà dire la sua al fine di garantire una migliore qualità sociale delle produzioni. Acquisti sostenibili coadiuva i decisori e i responsabili degli acquisti nel programmare, assumere, attuare e monitorare le politiche e le azioni a favore degli acquisti sostenibili. Va ad aggiungersi così un nuovo tassello, importante anche se finora piuttosto trascurato, ai non facili processi decisionali che dovranno accompagnarci nel nostro cammino verso un pianeta sempre più “green”.

Acquisti sostenibili. Imprese e amministrazioni pubbliche per un’economia più verde e responsabile – di Silvano Falocco, Simone Ricotta – 2012 – pp. 352 – €28,00 – ISBN 978-88-6627-083-6

Info:
Edizioni Ambiente


Silvano Falocco. Economista ambientale, esperto di contabilità ambientale e acquisti sostenibili, coordina la rete GPPnet e il Forum Compraverde Buygreen. È responsabile di attività di assistenza tecnica e di numerosi progetti nel campo del GPP.

Simone Ricotta. Operatore dell’Arpat Toscana, è membro del Comitato di gestione del Piano d’azione nazionale del Green Public Procurement (Pan GPP) coordinato dal Ministero dell’ambiente.

Vander Tumiatti, imprenditore e fondatore di SEA Marconi Technologies

Su Libri Bari Blog de La Repubblica


venerdì 8 febbraio 2013

Un po’ di decoro … anche per le energie alternative. Intervento su Basta Poco (Einaudi) di Antonio Galdo di Vander Tumiatti (Imprenditore e Fondatore di Sea Marconi Technologies)



Allo stadio attuale della ricerca tecnologica è già possibile produrre energia con il sole, il vento, il mare, la geotermia o con le biomasse. Forse, facendo appello all’inesauribile ingegno italico potremmo veramente cominciare a misurarci con la green economy adottando un sistema pulito per spegnere lo spreco e accendere un futuro eco/sostenibile. Ma prima di proseguire su questo tipo di tematiche che ci porterebbero lontano vorrei, come mio solito da qualche tempo a questa parte, segnalare due interessanti pubblicazioni che parlano in diversi modi di futuro sostenibile . Il primo libro è di Antonio Galdo, per i tipi di Einaudi, dal titolo “Basta poco”, che spiega quali sono i piccoli “trucchi del mestiere” coi quali nel nostro quotidiano possiamo incominciare a cambiare il nostro punto di vista e atteggiamento nei confronti dell’eco-sistema nel quale viviamo e che dobbiamo preservare. Ho memorizzato questo passaggio del lavoro di Galdo, che trovo particolarmente stimolante: “Lo spreco è stato il motore truccato di un capitalismo senza anima. Ma la grande crisi ci costringe a cambiare. Che fare? Basta poco per una nuova vita, ma può valere molto.” In questo caso, il riferimento all’anima non può non far ritornare alla mente Bergson e il suo “supplemento d’anima”, quello necessario a dominare le forze irrefrenabili dell’intelligenza umana e di cui forse avremmo maggiore bisogno per tentare di rimediare ai guasti prodotti da un’idea di sviluppo, non si sa se più irresponsabile o più inconsapevole. Seconda pubblicazione eco/compatibile è per la casa editrice di Tricase (Youcanprint) che ha dato alle stampe il volume L’Utopia verde di Giuseppe Gagliano. L’obiettivo del volume, agile nei contenuti e nello stile, è da rintracciare nella disamina delle principali scuole di pensiero strategico nell’ambito dell’attuale fenomeno “ecoterrorista” prendendo in considerazione, con rigore scientifico, i risultati delle analisi delle agenzie di intelligence europee e americane. Forse un troppo “complottistico”, ma vale la pena leggerlo. In effetti, il pericolo che gruppi organizzati di integralisti, islamici o no, entrino in possesso di sostanze proibite dotate di un potere distruttivo che vagamente riusciamo ad immaginare, è estremamente reale, moltiplicato dalla dissoluzione di tirannie o dei cosiddetti “stati canaglia” – elenchi che sostanzialmente coincidono - mette a disposizione dei terroristi, ma anche di sette di varia ispirazione (come accaduto qualche anno fa nella metropolitana di Tokio, invasa dal Sarin) enormi quantitativi di sostanze tossiche, radioattive o batteriologiche che prima o poi potrebbero essere impiegate con effetti devastanti nelle nostre città. Contrastare questo fenomeno è sicuramente uno degli obiettivi che dei servizi di “intelligence” dei Paesi avanzati e richiede un vigilanza attenta e il coordinamento dei diversi apparati di sicurezza. Certamente meno pericoloso, ma comunque assai deleterio sotto molti punti di vista, come ho avuto modo in altre occasioni di sottolineare, l’uso terroristico dell’informazione ambientale con il fine non di contribuire a salvare vite umane da pericoli ahimé palpabili e reali, ma solo allo scopo di trarne vantaggi di tipo economico e non solo.

Intervento apparso sul quotidiano Paese Nuovo

Ambiente, accordo Intesa S.Paolo-Parchi per Kyoto - ilVelino/AGV NEWS

Ambiente, accordo Intesa S.Paolo-Parchi per Kyoto - ilVelino/AGV NEWS

L’A22 punta sull’ambiente e aspetta il nuovo governo - Economia - Alto Adige

L’A22 punta sull’ambiente e aspetta il nuovo governo - Economia - Alto Adige

Bonifica Taranto: confindustria, priorita' ambiente e innovazione

Bonifica Taranto: confindustria, priorita' ambiente e innovazione

mercoledì 6 febbraio 2013

Due libri sul presente dell’energia, di Vander Tumiatti – Libri - Blog - Bari - Repubblica.it

Due libri sul presente dell’energia, di Vander Tumiatti – Libri - Blog - Bari - Repubblica.it

“INVISIBILI, VIVERE E MORIRE ALL'ILVA DI TARANTO” (Kurumuny) e proiezione di “SETTANTA” UN CORTOMETRAGGIO DI PIPPO MEZZAPESA A CALIMERA



L’associazione di Promozione Sociale “Polemonta” in collaborazione con Kurumuny e la libreria Volta la carta di Calimera vi invitano a partecipare all’incontro che si terrà presso la libreria Volta la Carta in via Atene 39 a Calimera (Le) per parlare di diritto al lavoro e diritto alla salute, di Ilva e di Taranto, ma non solo. Ospiti della serata il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Fulvio Colucci, autore di Invisibili Vivere e morire all’Ilva di Taranto (Kurumuny) e Nandu Popu dei Sud Sound System, autore del libro Salento fuoco e fumo (Laterza). A conclusione dell’incontro sarà proiettato SettanTa, un cortometraggio del regista Pippo Mezzapesa. L’appuntamento è per l’8 febbraio 2013 alle ore 19,00

Invisibili - Quello di Fulvio Colucci e Giuse Alemanno è un lavoro a quattro mani che raccoglie e racconta storie di uomini, inanellate come i grani di un rosario. Sono storie di operai la cui vita è indissolubilmente legata al lavoro, sospesa in aria come il braccio di una gru, operai del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, l’Ilva di Taranto. Invisibili è il racconto che nasce dal desiderio di rivelare l’umanità degli operai stretti tra il ricatto occupazionale e il sentirsi colpevoli di lavorare.
Invisibili è la narrazione di un’umanità divisa fra la necessità e il rifiuto, la psicologia di chi ogni giorno passa quei cancelli aspettando il momento di uscirne, il malessere di chi sa che non può farne a meno pur essendone sempre tentato. Invisibili è anche un lavoro storico: di storia e di storie: si intrecciano gli aspetti umani con quelli più analitici, nel tentativo di creare una memoria storica, una coscienza collettiva che consenta di riconoscere gli errori per non perseverare. Un’operazione storica che serve a Taranto e al resto del Paese per capire che cosa è successo nel rapporto tra la città e i suoi lavoratori, perché si sono interrotte le comunicazioni e perché si sono inceppati dei meccanismi di solidarietà che in un primo momento, nei primi anni dell’avvento del siderurgico, si era tentato di costruire.  un messaggio su qual è la condizione degli operai nel nostro Paese, la condizione di una classe che ha smesso di sognare di andare in paradiso e che invece si è trovata a far fronte alla difficile realtà di una società liquida, la società della globalizzazione, con cui ha dovuto fare i conti mimetizzandosi.
Taranto è una delle città più inquinate d'Italia, con indici di mortalità in crescita impressionante e sempre a Taranto il tasso di disoccupazione è altissimo e se l'Ilva chiudesse andrebbero in fumo circa 12mila posti di lavoro.
Una guerra tra poveri. Da una parte chi ha in casa una persona malata o che non vuole che si ammali, dall'altra chi vive con un marito o un figlio lavoratore e non vuole perdere l'unica fonte di sopravvivenza.

SettanTA - È stato realizzato dal regista Pippo Mezzapesa nei giorni successivi all'uragano che si è abbattuto su Taranto. Il documentario racconta la vita di un uomo tarantino che vive nel rione Tamburi, alle case-parcheggio: sono case di emergenza, costruite per ospitare coloro che vivevano nel Borgo antico di Taranto e che, dopo vari crolli, necessitavano di un’altra abitazione.
L'uomo non ha un lavoro e così “per fare la giornata” (cioè guadagnare qualche soldo, nel dialetto tarantino) invita tutti gli abitanti della zona ad acquistare dei numeri per una riffa tutta particolare: in palio ci sono due cestini di vari generi alimentari (provolone, salsiccia, dolci) e il numero (Settanta, per l'appunto) viene estratto sempre da un bambino, simbolo dell'innocenza e garanzia di trasparenza della riffa. Tra un acquisto e l’altro, si sentono le voci dei cittadini che parlano dell'Ilva e la associano alla morte, alle malattie; c’è chi dice di preferire la salute al lavoro e chi chiede solo tre cose: salute, ambiente e lavoro, così difficili da far convivere.
Un occhio su una parte della città, molto spesso dimenticata, e nella quale sembra che il tempo si sia fermato.


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Elezioni 2013 e ambiente: intervista ad Andrea Boraschi di Greenpeace - Italia - GreenStyle

Elezioni 2013 e ambiente: intervista ad Andrea Boraschi di Greenpeace - Italia - GreenStyle

Natura, patrimonio stimabile - AMBIENTE

Natura, patrimonio stimabile - AMBIENTE

martedì 5 febbraio 2013

Agenda ambiente e energia, gli appuntamenti di oggi - ilVelino/AGV NEWS

Agenda ambiente e energia, gli appuntamenti di oggi - ilVelino/AGV NEWS

Francesca Santolini: Se l'Ambiente è Partecipazione

Francesca Santolini: Se l'Ambiente è Partecipazione

Dall'eco/sentire all'eco/abitare nel Salento di Vander Tumiatti (Imprenditore e Fondatore di Sea Marconi Technologies)



Il mio interesse per il territorio salentino nasce grazie alla curiosità e allo spirito di apertura nei confronti di tutto ciò che coniuga la natura e il paesaggio al mio mestiere di imprenditore nei settori dell’energia ed ambiente, e insieme a questo una mia consueta attenzione per lo studio del paesaggio in relazione alla sua conservazione. Era inevitabile, quindi, per approfondire queste conoscenze in relazione al territorio Salentino, l’incontro con le opere di Rossella Barletta, in particolare con quelle dedicate alle architetture contadine (edite da Capone editore), muretti a secco e “pagghiari” in Salento. Dopo essermi imbattuto in queste pubblicazioni durante un breve periodo di vacanza trascorso in Salento mi sono procurato subito questi libri e altre simili. Le architetture che sono descritte in queste opere sono dei veri e propri esempi di bioarchitettura ante litteram, strutture che coniugano l’antica arte della costruzione alla salvaguardia dell’ambiente di cui fanno parte; dall’utilizzo di materiali naturali al impiego pressoché nullo di procedimenti di costruzione che possano interferire con la natura, e nel pieno rispetto del paesaggio. Penso che possiamo imparare molto dallo studio di queste testimonianze, adesso che siamo definitivamente entrati in un’epoca in cui una visione ecologica e di ‘impatto zero’ sull’ambiente devono dominare ogni scelta, politica, sociale e soprattutto economica. Queste architetture sono quanto di più bello, in Salento, ci è stato donato dagli antenati che hanno abitato in passato queste terre. Mi sono sempre chiesto se anche noi saremo capaci di raccogliere una sfida simile, riuscendo a trasmettere a chi verrà dopo di noi un bagaglio di conoscenze e di sensibilità simile nei confronti del paesaggio naturale, lasciando esempi di bioarchitettura tangibili che mantengano per un altro secolo o più queste premesse coniugando l’eco-abitare all’eco-costruire. Ma a tutt’oggi, almeno da quando frequento con più assiduità queste “latitudini”, sembra divenire sempre più impellente la necessità di sviluppare ipotesi utili per il territorio salentino circa il suo sviluppo sostenibile, inteso ovviamente come uno sviluppo che soddisfi i bisogni presenti senza eccessivo danno per le generazioni future. Intento realizzabile solo con il noto assioma ambientalista dell’agire localmente e pensare globalmente. Ma ancora più mi preme sottolineare in questa sede, che sarebbe importante creare sempre più frequenti momenti di riflessione sui fondamenti etici della complessiva e complessa questione ambientale nel Salento e in prospettiva sulla situazione odierna nazionale, europea ed internazionale (sulle energie rinnovabili e sulla loro utilità, sulle tecniche di tutela degli eco/sistemi), nella convinzione che la finalità dell’ecocompatibilità come tema affrontato sia ad oggi fondamentale per una valorizzazione etica non solo dell’esistenza nella sua componente socio-economica, ma anche per tutta la realtà ecosistemica intesa come comunità biotica. E in questa prospettiva potenziare l’analisi dei processi o prodotti sociali, economici, culturali, che hanno la capacità di integrarsi con l’ambiente in cui vive l’essere umano e in generale con l’ecosistema circostante, al fine di promuovere dunque lo sviluppo sostenibile in relazione ai tre grandi ambiti di riferimento: economico, ambientale, sociale. Buona eco/visione a tutti!

*Vander Tumiatti esperto UNEP (United Nations Environment Program-Ginevra) ,Ass. Secretary IEC (International Electrotechnical Commission- Ginevra), Imprenditore e Fondatore della Sea Marconi Technologies Italia(www.seamarconi.com).

Paese Nuovo del 02/02/2011

domenica 3 febbraio 2013

Europa 2020: la Puglia parte da Alterenergy

Europa 2020: la Puglia parte da Alterenergy

L'Educazione all’ambiente con la casa editrice Perdisa. Intervento di Vander Tumiatti (Imprenditore e Fondatore di Sea Marconi Technologies)



Il percorso sviluppato sino ad oggi con i miei interventi proposti sulle pagine di questo quotidiano, ha avuto e ha (visto che tutt’ora conservano la stessa finalità e la conserveranno anche in futuro) l’obiettivo di proporre ai lettori una chiave d’indagine quanto più attenta possibile alle questioni concernenti l’ambiente, sotto molteplici aspetti, da quello sociale a quello prettamente culturale. Con una consapevolezza di fondo: che ci troviamo in un paese qual è l’Italia, che può dirsi con orgoglio una nazione ricca non solo di arte e cultura, ma anche di un patrimonio, in termini di biodiversità, che ha pochi confronti nel nostro continente. Una risorsa preziosissima, che abbiamo il dovere di preservare. Dunque ho sempre avvertito la necessità di occuparmi con senso critico di ambiente e informazione, con la consapevolezza che non si legge mai troppo, non si indaga mai troppo, non si fa mai troppo per l’ambiente. Di recente ho avuto il piacere di scoprire in libreria una pubblicazione della casa editrice Perdisa, nella collana “Educazione ambientale”, diretta da Mario Ferrari. Il lavoro è di Cristina Menta, docente di Biologia del suolo presso il Dipartimento di Biologia Evolutiva e Funzionale dell’Università di Parma, nonché ricercatrice presso il Museo di Storia Naturale della stessa città. Il titolo è “Guida alla conoscenza della biologia e dell'ecologia del suolo”. Si tratta di un lavoro di facile comprensione - anche se in più di qualche occasione non mancano gli approfondimenti tecnici e linguaggi specifici - che ci dice quanto il terreno, il suolo, sia una risorsa per l’ambiente e che, in quanto entità biologica complessa ( dal momento che limita i danni provocati dagli inquinanti immessi nel terreno e determina la qualità di produzione dei nostri alimenti), va monitorata e analizzata costantemente. Pur sapendo, però, che gli studi sulla sua biologia e sulla sua ecologia sono arretrati rispetto a quelli relativi ad altri elementi naturali come l’acqua e l’aria. L’opera conduce per mano il lettore nel sorprendente mondo della biologia e dell’ecologia del suolo, fattore indispensabile sul piano argomentativo per l’eco/sostenibilità. Il volume stimola una serie di riflessioni su come sia cambiato nel tempo il nostro rapporto con la terra a causa dei mutamenti culturali indotti dallo sviluppo della tecnologia. Nel tempo che stiamo vivendo, in cui assistiamo al trionfo dell’immaterialità, parrebbe infatti quasi bizzarro occuparsi di quanto c’è di più “materiale” in senso fisico, ma anche culturale, come la “terra”. Un aspetto che viene spesso trascurato è Il tempo necessario alla formazione del suolo: tempi lunghissimi, a volte secoli. Addirittura millenni, come nel caso delle paludi. Oppure delle torbiere, che crescono solo di circa 1 mm all’anno. In altre parole, per formare 2 metri di torba bisogna aspettare ben 2000 anni! Si calcola che la formazione dei suoli agrari abbia richiesto addirittura milioni di anni. Ma ci sono bastati pochi decenni per degradarli e depauperarli dei loro elementi costitutivi a seguito di un uso improprio delle tecniche dell’agricoltura intensiva. E’ ormai indispensabile investire di più in una ricerca il cui scopo sia quello di promuovere un'agricoltura più conservativa e meno “aggressiva”. Si tratta in pratica di abbandonare la strada percorsa finora, quella dello sfruttamento del suolo al solo scopo di massimizzare i profitti, per imboccare percorsi più virtuosi dove, senza trascurare le leggi dell’economia, la terra possa essere oggetto del rispetto e delle attenzioni che merita. Un problema serio, spesso sottovalutato, è quello della desertificazione di vaste aree nei paesi in via di sviluppo, ma anche in quelli industrializzati, seppure con motivazioni tra loro molto diverse. Nel nostro Paese, una gestione del territorio inadeguata alle reali necessità ha fatto sì che circa due terzi dei suoli manifestino i segni di un degrado crescente. E ciò è particolarmente vero nelle aree a più forte presenza umana. Un problema legato, da una parte, allo sviluppo considerevole delle tecniche agricole, che ha peraltro determinato un significativo incremento di produttività, dall’altra a scelte di politica urbanistica insensibili al tema della tutela del suolo e alle sue delicate relazioni con l’intero ecosistema. La terra costituisce infatti un elemento chiave nella regolazione dei cicli naturali in quanto agisce da filtro che depura l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo; svolge una funzione biologica, ospitando la vita di moltissimi esseri viventi, tra cui innumerevoli microrganismi, funghi, animali, piante; e’ fonte primaria di materie prime; riveste un’importante funzione economica per le produzioni agricole e forestali; svolge un’importante funzione culturale sotto forma di paesaggio e di luogo dove si imprimono i segni della storia e delle svariate attività umane. Ma, soprattutto, è il posto dove poggiamo ogni giorno i nostri piedi, che sorregge la nostra casa e sorreggerà quella dei nostri figli e delle generazioni che verranno. E, almeno fino a quando non riusciremo a colonizzare altri mondi, anche l’unica nostra possibilità di vita.

venerdì 1 febbraio 2013

Tentativi di botanica degli affetti di Beatrice Masini (Bompiani)



Primo Ottocento, primavera. Bianca Pietra, giovane donna di buona educazione e scarsi mezzi, lascia la casa natale sul lago di Garda per approdare nella campagna milanese, ospite di un poeta di chiara fama: don Titta ha l’estro dell’agricoltura sperimentale, che pratica nella sua tenuta, e in più coltiva fiori e piante esotiche nel parco della villa di Brusuglio. E Bianca, abile acquerellista, è chiamata a ritrarre il patrimonio botanico del padrone di casa. Graziosa, ardente, irrequieta, si accinge al compito con slancio, entrando a far parte di una famiglia grande quanto complicata. Disegna, dipinge, esplora i giardini e studia con interesse la miriade di personaggi che popolano la grande dimora: tra di loro c’è Pia, una servetta orfana di acuta intelligenza e garbo innato che gode di singolari privilegi. Curiosa fino all’impudenza, sincera all’eccesso, incline alle fantasticherie, Bianca si convince che le origini di Pia nascondano un segreto e che don Titta con tutta la famiglia si stia dando molta pena perché esso resti tale: quanto basta per darle il desiderio di scoprire la verità avviando un’indagine appassionata. Ciò che Bianca, così acuta nell’osservare e illustrare la natura, si ostina a non comprendere è che questa ricerca del vero vede in gioco i suoi stessi sentimenti: ed è un gioco pericoloso, perché la botanica degli affetti non è una scienza esatta, non conosce regole e può rivelarsi profondamente ingannevole.

Beatrice Masini è nata a Milano, dove vive e lavora. È traduttrice e si occupa di libri per bambini. Ama Londra, la campagna, i fiori. Le piace leggere, scrivere e nuotare. Ha una figlia che si chiama Emma e un figlio che si chiama Tommaso e che assomiglia molto al protagonista di questo libro. Nei Delfini trovi anche "Se è una bambina" e "Ciao, tu", scritto a quattro mani con Roberto Piumini.

Due libri sul presente dell’energia, di Vander Tumiatti – Libri - Blog - Bari - Repubblica.it

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Salute e ambiente. Alle Regioni la responsabilità di 18 aree a rischio - Quotidiano Sanità

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Ambiente: pesca intensiva e clima, pesci si restringono - Ambiente e Pesca - Mare - ANSA.it

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